Cinema.

Teo Lorini



Anni fa andavo spesso al primo spettacolo del pomeriggio; il pubblico si divideva in uguale misura fra studenti e pensionati. Sarà forse un effetto di questa primavera incerta, ma oggi il rapporto è decisamente cambiato. Un quarto d’ora prima del film, sul marciapiede di viale Tunisia c’è già la coda ma io sono l’unico sotto la settantina.
All’apertura delle porte gli anziani s’intruppano davanti alla cassa. Non esiste una parvenza di fila, a ogni istante nuovi vecchietti mi superano da ogni lato. Mettono avanti i bastoni, si appigliano l’uno all’altro, s’incuneano, dando per scontato il mio rispetto da autobus, da sala d’attesa.
Sono rimasto l’ultimo davanti al bigliettaio, loro si sono trasferiti in massa al bancone del bar. Tengono in equilibrio bicchieroni di bibite e secchielli di pop-corn. La vasta sala è semivuota e tra un posto e l’altro c’è un viavai costante, a coppia o in gruppo e, anche dopo la chiusura delle luci. Il film è accompagnato da un chiacchiericcio ininterrotto. «Tu hai capito chi è stato a sparare?», «Hai visto? Va a letto colla moglie del fratello», «Ma noo! Possibile che la figlia sia così stupida?!».
«Volete stare zitte?», rimprovera una voca maschile da dietro. Due signore alla mia destra rispondono: «Fatti gli affari tuoi». Volano addirittura dei popcorn.
All’improvviso una sciabolata di luce taglia la sala, una vecchietta ha aperto il maniglione antipanico della porta d’emergenza per rispondere al telefonino. Dalla sala viene un coro di proteste: «E basta», «Vergogna!», «Chiudi subito!!». Sparita la luce, i brusii, i rimbrotti e lo scambio di posti ricominciano. Due poltrone davanti a me una coppia di anziani ha dimenticato il film e ora si stringe in un bacio appassionato.
Nel buio del cinema, i vecchietti tornano adolescenti. Sfruttano la loro pausa di libertà, come quei ragazzini che le mamme costringono a rientrare presto, prima che cali la sera.








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 1 aprile 2008