Un uomo solo

Sergio Nelli



Un uomo solo si sveglia e mangia uova affogate con pancetta, caffè e pane. Si chiama George, è inglese e lavora come professore di letteratura in un college della California, ha cinquantotto anni, è alto un metro e settanta, è omosessuale e ha appena perso il suo compagno di vita deceduto in un incidente d’auto. Questa la situazione del libro di Isherwood, Un uomo solo (1964), pubblicato in italiano da Guanda (prima edizione 1981), protagonista un professore molto autobiografico. Christopher Isherwood si era lasciato alle spalle già da tempo l’Europa e il periodo glorioso che l’aveva visto viaggiatore insieme all’amico amante il poeta Auden (erano arrivati fino in Cina), ribelle rispetto a un’Inghilterra colonialista, classista, intollerante e puritana, scrittore ammirato da Virginia Woolf che gli aveva pubblicato il secondo libro The Memorial e da E. M. Forster, e già autore di Addio a Berlino (a seguito di un’esperienza di vita nella repubblica di Weimar) e di Leoni e Ombre. Nel ’39 il trentacinquenne Christopher era sbarcato negli Stati Uniti, in California, e ci resterà fino alla morte, avvenuta nel 1989. A single man appartiene a un periodo fecondo di questo lunghissimo soggiorno negli Stati Uniti ed è forse il libro più amato dal suo autore che fra le altre cose collaborava in quegli anni con la Metro Goldwyn Mayer come sceneggiatore. Di un anno dopo è appunto la sceneggiatura del Caro estinto di Tony Richardson. Mentre del 1967 è un altro memorabile romanzo dal titolo Incontro al fiume.

Il professor George è dunque in lutto, alle prese con i problemi dell’invecchiamento; solo, ma circondato da una gioventù variopinta che potrebbe essere terribilmente seducente e anche abbordabile a causa di alcune motivazioni che potrebbero renderla più accessibile.

"E ora, intorno a George, andandogli incontro, attraversandogli la strada, ecco da tutte le parti il materiale grezzo maschile e femminile che alimenta quotidianamente, grazie a quelle catene di montaggio che sono le autostrade, questa fabbrica che lo lavora, lo confeziona e lo immette sul mercato. Negri, Messicani, Ebrei, Giapponesi, Cinesi, Latini, Slavi, Nordici; i capelli scuri predominano sui biondi. Corrono alla ricerca delle loro schede, ciondolano flirtando, circolano in dotte discussioni, borbottano tra sé e sé le lezioni; tutti carichi di libri, tutti agitati.
Che cosa pensano di fare, qui? Be’, c’è la risposta ufficiale; prepararsi alla vita, vale a dire a lavoro e sicurezza per crescere bambini che si preparino per la vita vale a dire lavoro e sicurezza per. Ma, a dispetto di tutti i consiglieri scolastici, di tutti gli opuscoli che illustrano quanto buon denaro si può guadagnare puntando su una solida educazione tecnica […] ce n’è ancora un numero incredibile che si ostina a scrivere poesie, romanzi, drammi! Intontiti dal sonno scribacchiano negli istanti carpiti fra una lezione, l’impiego a mezza giornata e i doveri coniugali. Coi cervelli storditi dalle parole riassettano una sala operativa, smistano la corrispondenza in un ufficio postale, preparano il biberon, friggono un hamburger. E da qualche parte, in mezzo alla schiavitù del dover-essere, il folle poter-essere sussurra loro di vivere, conoscere, sperimentare – cosa? Meraviglie! Una Stagione all’Inferno, Viaggio al Termine della Notte, i Sette Pilastri della Saggezza, la Chiara Luce del Vuoto… Qualcuno di loro ce la farà? Oh, certo. Almeno uno. Duo o tre al massimo – tra le migliaia che tentano.
Là in mezzo, George prova una sorta di vertigine. Oh Dio che ne sarà di loro? Che possibilità hanno? Devo urlargli, qui, ora, che non c’è speranza?
Ma George sa di non poterlo fare. Poiché, assurdamente, inadeguatamente, suo malgrado, egli è un rappresentante della speranza."

Ciò che invece colpisce in questo libro è proprio la resistenza alla seduzione giovanile. Le tappe della trama sono scarne, poche stazioni: una lezione al college su un romanzo di Huxley, qualche chiacchierata con gli studenti, la visita a Doris (l’ex donna del suo compagno Jim) ora morente in ospedale, una seduta in palestra, una cena con un’altra amica in crisi da separazione e da abbandono con la quale Gerge dà il via a un’ubriacatura e, infine, l’incontro notturno con Kenny, uno studente bello come un dio, col quale il professore, ubriaco ma sempre saldo e quasi sobrio, fa, dopo qualche altra bevuta al caffè dove si incontrano non tanto casualmente, un bagno nell’oceano.
Il bagno inizia "con scintille di fosforo in tutto il corpo" come un rito di purificazione, come un’ebbrezza estatica, con Kenny che appare in vetta a montagne di spuma, ma termina con un quasi affogamento a cui George è sottratto dal vigoroso allievo che si trasforma sempre di più in una tata. Il bello è che nessuno ne esce avvilito e ridimensionato: né il ragazzo che cerca nel professore qualcosa, un’esperienza reverenziale, una rivelazione, un quid ("Oh Kenneth, Kenneth… Ho una voglia pazzesca di dirtelo. Ma non posso. Non posso, letteralmente. Perché… ciò che io so, è quello che io sono"), né il professore ora infantilizzato dal rapporto-tata, ora reso apparentemente lascivo dalla proposta che fa a Kenny di usare la sua casa con la sua ragazza una volta la settimana, e infine messo a nanna dormiente e con tanto di pigiama.

Detto per inciso, questo incontro presenterebbe trasfigurato e reinventato l’incontro agli inizi degli anni Cinquanta tra Isherwood e il pittore e ritrattista Don Bachardy, di trenta anni più giovane di Christopher, e poi suo compagno di vita fino alla morte. Il che, a dispetto di tutte le discettazioni su romanzo e autobiografia, fiction e faction, mi pare cambi ben poco nella percezione e nella valenza simbolica della vicenda narrata in Un uomo solo.

"E’ molto bello e facile per voi giovincelli venire a dirmi, al campus, che sto troppo sulle mie. Cristo santo! Troppo sulle mie! Possibile che non riusciate a capire? Che non vi accorgiate nemmeno un poco di come io mi senta… desideroso di parlare!"

" Mi hai chiesto dell’esperienza. Così te ne ho parlato: l’esperienza non serve a niente. E tuttavia, ma in senso molto diverso, potrebbe servire. Se solo non fossimo i miserabili sciocchi, ipocriti e codardi che siamo."

Per pochi dollari potrebbe portarsi a casa un ragazzo, ma George non desidera i corpi comprati e vuole godere del suo vecchio e tenace corpo di sopravvissuto. Resistenza alla seduzione come momento di verità dunque e amara consapevolezza del proprio invecchiare dentro la quale tuttavia l’intenzione di "non mollare" buca le circostanze esteriori e ci affida un George "ragazzo un po’ grinzoso", ma capace di mettere in comunicazione la tristezza e la gioia animale e anche di inserire una scintilla di grazia dentro l’opacità della condizione senile.

"Io sono vivo, si dice, sono vivo! E gli sale dentro la calda energia vitale e la gioia e l’appetito. Che buona cosa essere in un corpo – persino in questa vecchia carcassa distrutta - ancora provvisto di sangue caldo e seme vivo e midollo ricco e carne sana!"

"George è diverso perché, in un senso impossibile a definirsi ma che salta immediatamente agli occhi vedendolo nudo, lui non ha rinunciato. Lui è ancora in lizza… Forse non c’è dietro nessun mistero, è solo la vanità a dargli quest’aria da ragazzo avvizzito" ecc. ecc. E ancora:

"Guardando torvamente nello specchio, con disgusto e ironia, George si dice, vecchio culo, chi stai cercando di sedurre? E si infila la maglietta."

Alla fine è insomma il tentativo di mantenere uno sguardo limpido e una cognizione schietta delle cose che emerge come tratto distintivo di questa vicenda d’uomo solo che, pur nella sua tensione e in una specie di allargamento d’anima, nell’estrema vicinanza alla propria materia esistenziale che è stata ed è anche difesa dalle ideologie, non può non attaccarsi consequenzialmente proprio all’Adesso. "E’ Adesso che deve trovare un altro Jim. Adesso che deve amare. Adesso che deve vivere…" Anche se l’Adesso potrebbe portargli via tutto quello che ancora ha.








pubblicato da s.nelli nella rubrica libri il 31 marzo 2008