Immersione.

Tiziano Scarpa



“Andiamo a raccogliere i luertìss, ti va?” Infiliamo gli stivali di gomma, cominciamo a battere il perimetro dell’appezzamento, fra i rovi, lungo i canali di irrigazione, ai piedi degli alberi. “Eccoli, devi prendere questi”. Appena mi rendo conto di che cosa sono i luertìss, affondo di colpo in una primavera di trentacinque anni fa: raccoglievo questi stessi asparagi selvatici, fra le ortiche dei fossi, sotto gli occhi di mio nonno, per dimostrargli un’efficienza già adulta, lo sprezzo del dolore. Da noi si chiamano bruscandoli, perché si decapitano, si bruscano: nome utilitario, contiene gerundivamente le istruzioni per coglierli. Nel dialetto di qui invece queste piante si ricordano del lupo. Io però adesso non sono fatto di nomi, ma di un’immersione totale nel ricordo, sto bruscando la mia infanzia. A volte capita questa fortuna, ci si ricorda di qualcosa non solo con la mente ma con tutti sé stessi e ciò che c’è intorno: non si ricorda soltanto ma si ricorpifica, si ricosmizza.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 31 marzo 2008