Funebre.

Tiziano Scarpa



La mattina di Pasqua capito in una chiesetta gremita, nel cuore della Padania. Il prete risale le file di banchi per leggere il Vangelo sul pulpito. Nella predica descrive come doveva sentirsi Maria di Magdala andando al sepolcro per la prima volta dopo avere assistito a quell’immonda agonia. Spunto buono, ma il suo stile è grigio. Poi esorta i fedeli: “rallegriamoci ed esultiamo”, ma dal tono è come se dicesse “deprimiamoci ed incupiamo”. Anche i fedeli non scherzano. Sembra di assistere a un rito funebre, non all’happy end per eccellenza di tutti i tempi. C’è chi ha scritto che un tempo i sacerdoti a Pasqua raccontavano barzellette sporche sull’altare, facevano pernacchie alla morte, si lasciavano andare, pazzi di gioia per Gesù di nuovo vivo e vegeto. Questi non ci credono, che il loro dio sia uscito dalla tomba. Non credono al coniglio scalpitante riacciuffato per le orecchie dal fondo della tuba nera. O ci credono solo in quanto eccezione che conferma la nostra cupa regola.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 28 marzo 2008