Novene isteriche

Matteo B. Bianchi



Deve essere davvero grave il peso che un ragazzo si porta sul cuore se decide di togliersi la vita a 21 anni. Vent’anni, l’età d’oro, magica, irripetibile, l’età più bella secondo le canzonette e i detti popolari. Per questo ragazzo, e purtroppo per tanti altri prima di lui, questa età invece è talmente spaventosa che ha preferito farla finita. Ha scelto la morte invece che il futuro: fa impressione pensarlo, ma è così. E un po’ di responsabilità è di tutti noi. Perché questo ragazzo era gay e temeva che nel nostro paese questo non gli avrebbe concesso di condurre un’esistenza serena, possibile.

L’Italia è razzista.

Cominciamo da qui. Cominciamo a dirlo, magari provoca qualche reazione. Del resto, un paese che induce al suicidio giovani e adolescenti tanto accogliente e comprensivo non può essere. Un paese che nega alcuni diritti fondamentali a una fetta di popolazione, che si oppone all’approvazione di leggi in grado di contrastare gli attacchi dettati dall’odio e dal pregiudizio non può che essere riconosciuto come razzista. Se lo merita...


Questa riflessione di Matteo B. Bianchi, apparsa oggi su "Il secolo XIX", prosegue qui.








pubblicato da t.lorini nella rubrica il dolore animale il 29 ottobre 2013