Ferire.

Tiziano Scarpa



Di ritorno dalla cena con i librai, uno di loro mi dà un passaggio in macchina. Scopriamo che abbiamo frequentato la stessa scuola. Non eravamo nella stessa classe, è più giovane di me, ma il gioco del l’hai più visto? parte lo stesso, scattano elenchi di nomi, che cosa fa adesso, che fine ha fatto ecc. Lui rievoca un torneo di calcio annuale del nostro liceo, quando è riuscito ad andare in finale con la squadra della sua classe. Si sono scontrati con i miei compagni di quattro anni più grandi. "Scontrati è la parola giusta," sottolinea, "erano molto fallosi, a uno dei nostri hanno rotto un braccio." In particolare descrive il modo di giocare incredibilmente scorretto di un mio compagno. E così mi ritorna in mente ancora una volta a chi devo la piccola incrinatura di un dente, procurata da una carica frontale a testa bassa "mentre mi involavo verso la porta avversaria", direbbe un telecronista. Alla fine, l’unico modo per farsi ricordare in perpetuo è travolgere, fratturare, ferire.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 11 marzo 2008