Finalmente le novelle di Pirandello

Carla Benedetti



Ci sono scrittori che attirano i filologi come le mosche - uno di questi è Carlo Emilio Gadda. Altri li tengono invece stranamente lontani. A quest’ultima schiera appartiene Luigi Pirandello.

Le sue novelle hanno continuato per settant’anni a circolare in uno stato filologicamente inaccettabile: ce n’è persino una, "La pena di vivere così" (che non è certo tra le minori ma, a detta di molti, un piccolo capolavoro) che mescola due redazioni distinte, in barba a una delle regole base della filologia, così che i personaggi cambiano nome da una pagina all’altra. Lucio Lugnani, che non è un filologo specialista ma un autorevole critico e teorico della letteratura, ha finalmente messo a punto un’edizione affidabile di Tutte le novelle, ottimamente curata e commentata, con una ricca appendice di note che spesso sono dei saggi critici condensati (BUR, 3 volumi, E 46,00).

Ma la maggiore novità di questa edizione sta nel criterio adottato. Finalmente uno studioso di Pirandello ha avuto l’ardire di rompere il giocattolo chiamato "Novelle per un anno" per rimontare l’intero corpus in ordine cronologico. Una scelta felice e persuasiva.

Cosa si perde in questo modo? La compattezza della raccolta pirandelliana? No, perché le "Novelle per un anno", il cui primo volume uscì da Bemporad nel 1922, in realtà furono solo un fantasma. Se vi chiedessero a bruciapelo quante sono, sarebbe più che logico rispondere 365. "Una novella al giorno, per tutt’un anno" - come prometteva l’autore nell’avvertenza - fanno infatti 365 testi. Invece Pirandello ne stampò solo 185. E anche a metterci dentro quelli che escluse e quelli che scrisse in seguito si arriverebbe in tutto a 235.

Ma allora perché nell’avertenza al primo volume Pirandello millantava di voler stampare tutte le 365 novelle in un unico tomo, e si rammaricava che il progetto gli fosse stato avversato dall’editore? E la stessa avvertenza egli la premise a ognuno dei tredici volumi successivi. Eccone un passo:

"Raccolgo in un sol corpo tutte le novelle pubblicate finora in parecchi volumi e tant’altre ancora inedite, sotto il titolo Novelle perun anno che può sembrar modesto e, al contrario, è forse troppo ambizioso, se si pensa che per antica tradizione dalle notti o dalle giornate s’intitolarono spesso altre raccolte del genere alcune delle quali famosissime.
Secondo l’intenzione che mi ha suggerito questo titolo, avrei desiderato che tutt’intera la raccolta fosse contenuta in un volume solo, di quei monumentali che da gran tempo ormai per opere di letteratura non usano più. L’Editore (e chi legge ne intenderà facilmente le ragioni) non ha voluto seguirmi in questo desiderio ..."

Probabilmente era un’accusa concordata con l’editore medesimo, un gioco delle parti a fini promozionali. La dicitura "Novelle per un anno" poteva infatti rendere interessante un prodotto editoriale fatto in gran parte di materiali già editi.

Cosa allora si guadagna da questo nuovo criterio di edizione scelto da Lugnani? Al posto di un’apparente sincronicità e omogeneità, il lettore può ora apprezzare "l’organismo in divenire", quel mondo in espansione che Pirandello man mano costruì in circa mezzo secolo di scrittura novellistica (un’attività che non abbandonò mai, neanche nei periodi più fervidi della scrittura per il teatro), con personaggi e vicende che si richiamano e si completano, e che fornì trame e spunti al Pirandello drammaturgo.

(in versione più breve questa recensione è uscita su "l’Espresso" n. 3, 2008)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 29 febbraio 2008