Metri.

Tiziano Scarpa



Percorriamo la lunga avenue di questa città turistica italiana. È sabato sera, vorremmo prendere un bicchiere ma i bar sono affollati, non abbiamo voglia di sgomitare nella ressa. In una viuzza laterale, un altro mondo. C’è un locale del tutto simile agli altri, solo che è frequentato da vecchi avvinazzati. Uno di loro sta finendo un discorso, "se lo avessero detto a me sarei sprofondato," dice. "Cento metri sotto terra. Cento metri," si fa eco da solo. Avendo afferrato miracolosamente un concetto, non lo molla più. La padrona è una rossa di cinquant’anni, ci guarda e dice che lei ha i reumatismi da quando ne aveva trenta. Come fosse stata contagiata dai suoi anziani clienti. Un ubriaco in cappotto si rovescia a terra ai nostri piedi. Ha rotto un bicchiere, perde sangue da una mano. Lo aiutiamo a rialzarsi, la padrona gli porta disinfettante e bende. "Che cosa devo fare," dice fra sé, sconsolata. La vita sarebbe stata completamente diversa se il suo locale fosse venti metri più in là.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 28 febbraio 2008