Spazio.

Tiziano Scarpa



La Flagellazione a Capodimonte: se dovessi trovare un analogo di Caravaggio in letteratura, non saprei indicare nessuno oltre a Dostoevskij. Il pittore lombardo e lo scrittore russo vedono il mondo come pura relazione fra persone. Il resto è buio. Emersi dal nero, i gesti si stagliano nel non-essere. Lo spazio non è mai un contenitore architettonico preesistente, non è dato in anticipo, è costruito dinamicamente dai rapporti fra i corpi, fra i personaggi. Gli sfondi, i paesaggi, gli oggetti non sono rilevanti se non sono vissuti, non vale la pena di prenderli in considerazione se non fanno parte dell’azione. Non si trovano, in Dostoevskij e Caravaggio, luoghi che abbiano valore in sé e si meritino una descrizione. L’architettura non esiste. Lo spazio come amnio di eventualità, come condizione degli eventi non c’è, perché gli spazi vengono prodotti in continuazione dagli esseri umani, nel presente. Niente possibilità, solo fatti. Il mondo è una propaggine della vita, e non viceversa.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 23 febbraio 2008