Puerpera.

Tiziano Scarpa



Ogni volta che torno al convento di San Martino, oltre a visitare i presepi napoletani, mi fermo davanti a una delle più sbalorditive statue che siano mai state scolpite. È una donna distesa, longilinea eppure pesante sul sottile materasso dove riposa. Una coperta sagoma il suo corpo. La gamba destra è dritta, la sinistra sta leggermente scosciata, scomposta. Una mano posa sul grembo ancora dilatato, presso l’inguine slabbrato e pulsante sotto le coltri color sangue. Lo sguardo perso nel vuoto, l’espressione vacua, annientata dal parto. È la Madonna come non si è mai vista. È una puerpera stremata. È una donna che si tiene la pancia perché ha appena dato alla luce un bambino, è puro peso buttato su un letto, è un corpo sconvolto dal male fisico. Bisogna risalire fino al Trecento per trovare una figura simile. Per sanzione teologica, dal Concilio di Trento in poi Maria non soffre più partorendo, la venuta al mondo del Salvatore passa attraverso la reticenza sul dolore delle madri.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 22 febbraio 2008