Aureola.

Tiziano Scarpa



A Capodimonte un dipinto di El Greco intitolato El soplón. Un ragazzo soffia su un piccolo tizzone accostando una candela per accenderla. Il suo fiato ravviva le braci che, diventando più chiare, gli illuminano il volto. C’è un circolo virtuoso fra aria e luce, uno scambio. La faccia si riempie d’aria per dare alla brace ossigeno che diventa luce, luce che la brace restituisce alla faccia. Con le sue guance sporgenti di fiato compresso, quel ragazzo sta gonfiando una bolla di luce, un’aureola sferica che al posto dell’occipite gli corona la faccia. Più che il tizzone, più che la candela, fra le mani tiene un palloncino luminoso. È uno splendore autogeno, una gloria che il volto si procura da sé, non piove dall’alto per una grazia irrelata, ma accade davanti ai suoi e ai nostri occhi per una causa evidente e volontaria. È il trionfo effimero di una luce umana, transitoria, artificialmente provocata. Dura poco. Non si può copiare dal vero, solo immaginare e ricordare.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 21 febbraio 2008