Meteorite.

Tiziano Scarpa



Ci si sta addormentando placidamente, quando nella mente già offuscata piomba un meteorite. Le dà uno scrollone, tanto più penoso perché si è del tutto inermi. Da chissà dove arriva un pensiero così tremendo da risvegliarci fino nelle fibre più profonde. Non c’è stanchezza che tenga, non ci si addormenta più. Nemmeno si reagisce con quei gesti da operetta post-incubo, tipo sbarrare gli occhi o scattare a sedere sul letto. Si rimane distesi nel buio, a occhi chiusi, vittime di sé stessi, colpiti a morte da un proprio pensiero. Stanotte ho pensato che ero morto. Per la prima volta ho sperimentato come dev’essere. Ma non da fuori. Da dentro. Mi sono percepito come niente, nulla di nulla, finito, stop, chiuso. Dormire è il modo in cui il corpo immagina la propria morte. Ma restare svegli a sentirla, assurdamente vigili? Un controsenso, d’accordo; una sofisticata illusione. Eppure, non so come, sono riuscito a percepire che non mi stavo percependo, credo di aver capito che cosa mi aspetta.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 8 febbraio 2008