Cartoline dai morti #2

Franco Arminio



Stavo bene anche se avevo ottantadue anni. Poi sono caduto, mi sono rotto il femore. Ho smesso di uscire, non sono più andato al centro anziani a giocare a carte. Quando la gamba è guarita hanno scoperto che avevo un brutto male nella pancia. Sono stato solo un paio di volte in ospedale e per pochi giorni. Sono morto il giorno di Natale. Mia moglie mi aveva appena tolto la maglia di lana perché ero sudato.

Mi hanno trovato sul pavimento. Mi sono avvelenato. Ci pensavo ogni tanto di farla finita, ci pensavo appena sveglio, poi mi mettevo a fare qualcosa e l’idea mi passava. Una mattina non ho pensato a niente. Ho preso tutte le medicine che avevo nel tiretto. Ho bevuto gli sciroppi e tutte le gocce, tutte le compresse. Mentre lo facevo speravo che arrivasse qualcuno e mi fermasse. L’ultima cosa che sono riuscito a fare è stato accendere la radio. Volevo sentire almeno una bella canzone.

Mi hanno scoperto il cancro che avevo ventisei anni. Sono morta sette anni dopo. Prima di ammalarmi pesavo sessanta chili. Quando sono morta nemmeno trenta. Ho visto tanti medici e tanti altri malati. Gente che è morta prima di me, gente che deve ancora morire. Anche mia madre è ancora viva, anche se dopo di me è morto mio padre e anche mio fratello.

Ho preso la corrente, sono morto fulminato. Stavamo lavorando nel cinema, il lavoro era quasi finito. Ero appena tornato dalla Svizzera. Ero contento.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica racconti il 7 febbraio 2008