Film.

Tiziano Scarpa



C’è il festival del cinema da andare a vedere, mi hanno dato una camera d’albergo per una notte, gentilmente offerta dall’organizzazione. Guardo il programma, poi appoggio il naso sul vetro della finestra: sono le quattro di un pomeriggio di gennaio, piazza Unità è sotto un azzurro purissimo e denso. C’è ancora un’ora di luce, mi vesto e corro fuori. Il sole sta per nascondersi dietro i moli, il suo cerchio nel cielo sprizza immagini come da una lente tubolare, proietta Trieste sullo schermo delle colline. La pellicola è trasparente, poi diventa arancione, rossa, violacea. Dopo il tramonto la trama di questo film fa scomparire la città nell’ombra, sostituisce le forme-parola architettoniche con punteggiature luminose, virgole-lampioni, spaziature-finestra. Sulla facciata del municipio di Piazza Unità si accendono gli archetti delle modanature come tante sopracciglia. È ora di entrare al cinema. In sala un piccolo astro incandescente sfavilla notturno dalla cabina di proiezione.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 4 febbraio 2008