Commercio.

Tiziano Scarpa



Il negozio ha cambiato gestione, è stato sgomberato completamente, hanno portato via anche i banchi e gli scaffali, hanno ridipinto i muri. Ora è tutto vuoto, bianco. È l’equivalente architettonico di un manichino nudo. Ci passo accanto di notte. Le luci dei lampioni strisciano dentro quelle stanze cristallizzate, chiuse da grandi pareti trasparenti. Non sembra nemmeno un negozio, piuttosto un marciapiede sotto i portici che sia stato chiuso con delle vetrine. Mi perdo in una fantasticheria, che cosa succederebbe a chiuderli tutti con delle vetrine, i portici delle città, vendendo andature da guardare, passeggiate spettacolari. Mi riscuoto e sgombro la mia mente dai fantasmi. Fisso quelle grandi stanze vuote dietro le vetrine. Non si vende niente. Non si vende l’assenza. Non si vende la mancanza. Non si vende l’incorporeo. Non si vende l’essere andato via. Non si vende quello che non c’è. Tutte cose di cui io faccio commercio abitualmente, con le mie parole scritte.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 1 febbraio 2008