La vigliaccheria di negare i diritti

Giulio Mozzi



Trucchetti. Mezzucci. Piccinerie burocratiche. A queste miserie si è ridotto il sogno identitario degli amministratori fascisti in Veneto. Per difendere l’Occidente, i Valori, l’Italianità, la Cristianità (ho orrore, io cristiano, quando sento questi signori parlare della Cristianità), a che cosa si sono ridotti questi signori? A fare i dispetti. A negare ai bambini non nati cittadini italiani il pacco della Croce Rossa o il buono scuola. A imporre alle persone immigrate, per avere la residenza, l’esame d’italiano (loro, che magari ostentano l’uso del dialetto veneto anche nelle sedi e occasioni istituzionali). A stabilire un livello di reddito minimo per essere considerati, lo scrivo tra virgolette, «cittadini». Purtroppo le persone immigrate servono. Abbiamo bisogno di braccia che lavorino. Ma ciò che questi signori vogliono, è che le persone immigrate non abbiano alcun diritto. Visto che non si può concentrarli in appositi campi, visto che non è possibile impedire loro di spostarsi da un luogo all’altro, di parlarsi, di sposarsi, di fare figli, di parlare tra loro la loro lingua, di pregare Dio - individualmente o in comunità - secondo la loro tradizione (tutti questi diritti sono, ahimè, ampiamente garantiti dalla Costituzione, e non c’è verso di negarglieli), allora non resta altro che rompergli i coglioni. Rendergli difficile l’accesso a qualunque cosa. Scocciarli. Mostrargli la lingua. Far sì che si ricordino ogni cinque minuti che loro sono soggetti senza diritti, e che se potranno avere qualcosa, questo qualcosa non ce l’avranno per diritto, ma per graziosa elargizione dei loro signori e padroni, superiori per nascita.

E’ veramente vile, questa forma di negazione dei diritti. E’ vile perché si vede poco, perché tocca piccole cose, cose, perché si giustifica per via burocratica, perché crea regole minute nel funzionamento dell’amministrazione: e quindi si vede poco, è poco sensibile, stenta a suscitare l’indignazione che merita.

Questi signori hanno vinto delle elezioni. Hanno la maggioranza dalla loro parte. Hanno quindi dei poteri. Si ricordino, che avere la maggioranza e dei poteri non significa automaticamente essere nel giusto. E coloro che li hanno votati, provino a domandarsi semplicemente: «Se queste cose le facessero a me, lo troverei giusto?».

Pubblicato su "La Tribuna di Treviso", "il Mattino di Padova" e "La Nuova Venezia" il 24 gennaio 2008.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 25 gennaio 2008