Mio papà ha la villa ad Antibes…

Sergio Baratto



…ma a Milano non gli lasciano usare il SUV. Ovvero: dialogo di una bambina e di un comunista (sporco ma in incognito).

È una bella domenica di ottobre. Esco con Bianca, andiamo ai giardinetti vicino a casa. Ce ne sono due, entrambi pressoché deserti. Strano: la temperatura è mite e il blocco del traffico ha svuotato le strade, parrebbe il pomeriggio ideale per una passeggiata. Forse sarà via dell’inquinamento, mi dico, e all’improvviso penso che forse i genitori milanesi veramente responsabili hanno deciso di tenere a casa lo stesso i propri bambini, perché si sa che le micropolveri del blocco se ne fottono ecc., e all’improvviso mi sento un genitore snaturato. Però mia figlia di tornare a casa non ne vuol proprio sapere: ormai davanti a sé, all’orizzonte, ha l’altalena e lo scivolo. Scegliamo il parchetto più piccolo. Cè solo una bambina più grande, molto ben vestita – la si direbbe appena uscita da una di quelle pubblicità oscene di moda per bambini fighetti che si trovano spesso sulle riviste femminili –, ma scavezzacollo e scatenata sul monopattino come è giusto che sia alla sua età. Su una panchina, oltre la recinzione, una vecchia impellicciata fuma nervosamente e sorveglia la piccola furia, lanciandole di tanto in tanto un grido strozzato di ammonimento. Ha una voce gutturale, da strega dei cartoni animati, che ahilei è perfettamente consona all’aspetto. Ne deduco che è la nonna.
La nipote invece è molto simpatica e spigliata, anche se sembra già una bocconiana in miniatura. Cioè, mi sembra già di vederla, di qui a dieci o quindici anni: una sanbabilina col SUV del paparino e tutto il resto. C’è da augurarsi che la mia capacità profetica faccia cilecca. Comunque, per il momento la sua fanciullezza le garantisce grazia e leggiadria a iosa, oltre che una lingua sciolta: col pretesto dei braccialetti di gomma – i funny bandz o silly bandz (la differenza, se c’è, mi sfugge perché sono obsoleto) – attacca bottone con mia figlia. Che è molto più piccola di lei, meno abituata a conversare con i suoi simili, e più che altro si limita a diramare risposte telegrafiche (“Come ti chiami?” “Bianca.” Quanti anni hai?” “Tre.”) o a guardarla con curiosità scientifica, per poi girarsi verso di me e ragguagliarmi: “Papà, è una bimba!”.
“Eh, già, caspita, hai visto? È proprio così!” le rispondo. Sembriamo due entomologi alle prime armi che commentano l’apparizione su una mela marcia di una drosophila melanogaster, altrimenti nota come moscerino della frutta.
Tuttavia, più che alle conversazioni mondane Bianca aspira all’altalena. La bambina ci segue e, mentre lancio mia figlia sempre più in alto, sempre più forte, cominciamo a chiacchierare.
“Tra L’altro non ci sono solo i funny bandz”, mi dice. “Ci sono anche gli shokky bandz slapz… gli slapz chic… ci sono gli slapz glow che si illuminano al buio…Poi ci sono quelli appiccicosi, tipo gli splatterosi, che si avvolgono sul polso e stanno attaccati da soli… gli shokky bandz skifidol…”
“Cavolo! Ai miei tempi invece c’erano quelle pistolette a forma di Ape Maia che sparavano fuori le caramelle…”
“Le Pez? Ma ci sono anche adesso…”
Ma va? Pensavo che si fossero estinte… E poi c’erano le gomme
profumate…”
“Ah, ma ci sono anche adesso…”
“E i mostri gommosi nei sacchetti delle patatine?”
“Anche quelle ci sono ancora…”
“E i braccialetti di caramelle?”
“Ci sono, ci sono…”
La piccola annuisce e mi guarda con aria di compatimento, come a dire: “Ueh, baluba, ma dove vivi?”. Poi, a voce alta, aggiunge: “Se è per quello, ci sono anche gli slapz fans!”
“Eh? Splaz che?”
“Slapz fans! I braccialetti con i colori delle squadre di calcio.”
“Ah!”
“Sì! Noi a casa abbiamo quelli del Milan! (Gridolini entusiasti:) Forza Milan! E tu di che squadra tieni?”
“Be’, io non è che segua molto il calcio… anzi non lo guardo proprio mai.”
“E non tieni di nessuno?”
“Ehm, no.”
Sguardo perplesso. Ci pensa su per un attimo, poi si illumina:
“Be’, se proprio proprio non tieni di nessuno, allora puoi tenere del Milan!”.
“Ehm, però c’è un problema.”
“Perché? Quale?”
“Eh, vedi, io da piccolo tenevo dell’Inter e…”
La milanista mi interrompe rumorosamente mimando conati di vomito.
“Ma no! Che schifo! Ma come fai a tenere dell’Inter?”
“Be’, che cavolo, e voi come fate a tenere del Milan? Con quel suo presidente così brutto!”
Nuovo sguardo perplesso. Si rituffa nella meditazione, poi scuotendo il capo mi dice:
“Però Berlusconi è ricco!”.
“Ah, be’, se è per quello anche Moratti è ricco.”
Pausa di smarrimento e riflessione. Poi, disarmata, in tono di ammissione: “È vero, anche Moratti è ricco. Moratti… Moratti… A me di Moratti piaceva l’altra.”
“L’ex sindaca?”
Espressione sconsolata ma anche, improvvisamente, battagliera: “Sì, sì! In casa nostra hanno votato tutti per lei, peccato che alla fine ha vinto quell’altro, quello sporco comunista!”
“Be’…”
“Sì! Che non vuole farci andare a scuola in macchina! E quando andrò alle medie mi toccherà andare a piedi anche quando piove! Dice mio padre che non può più andare in macchina per colpa di quello sporco comunista!” “Eh, però ci sono i mezzi e…”
“Ma guarda che noi abitiamo in via (…) e la scuola è in via (…)!”
Faccio un breve calcolo mentale: sarà un chilometro e mezzo, a voler essere di manica larga. Tra la casa e la scuola c’è un tram. Comodissimo: corsia preferenziale, nessun cambio, tempo medio di percorrenza cinque-sei minuti.
La nonna mi tiene d’occhio ormai da parecchi minuti ed è sempre più agitata. Sta palesemente origliando e non so se l’espressione di crescente orrore che ha stampata sulla faccia sia dovuta all’innocenza con cui la nipotina fa professione di fede politica o al mio aspetto da sporco comunista. Dato che solo un idiota si metterebbe a polemizzare con una bambina di dici anni, per di più – malgrado le idee di merda – veramente amabile e gentile, decido di metterla in positivo:
“Cavolo! Sei ancora in quinta elementare e già ti occupi di politica! Complimenti! Io alla tua età manco sapevo cosa fosse!” (Vero: nell’83 l’unica cosa ideologicamente chiara era che tra la monarchia francese e Robespierre io stavo con Robespierre senza se e senza ma. Ma l’avevo desunto dai cartoni animati giapponesi, mica da mio papà.)
“No, no, io me ne intendo bene… Nella mia classe siamo tutti impegnati, ne parliamo spesso! Quando ci sono state le elezioni del sindaco ci siamo divisi in azzurri e arancioni, e ognuno portava i vestiti abbinati…”
“Davvero?! Pazzesco! Ai miei tempi una cosa del genere era impensabile! Al limite ci si divideva tra Duran e Spandau…”
“Chi?”
“Niente, niente, roba da vecchi.”
Per un po’ ce ne stiamo zitti, ognuno immerso nei propri pensieri. Mia figlia mi chiede un “incrocio”, ma la piccola morattiana è più lesta di me e con aria esperta comincia a intrecciare le corde dell’altalena.
“Ah! E lo sai che il mio papà ha una villa ad Antibes?”
“Però!”
“Sì, e vedi quello? (Mi indica lo scivolo.) Dice che vuole regalarmene uno così da mettere in piscina!”
“Ah! Be’, dev’essere divertente tuffarsi in acqua da uno scivolo…”
La vecchia si alza di scatto e schiaccia il mozzicone col tacco.
“Sì! E poi ha anche detto che vuole prendermi un’altalena da mettere nel parco. Dice che è un peccato avere un parco così grande e non sfruttarlo…” La vecchia si avvicina a grandi passi emettendo grugniti spaventosi. Realizzo che ha i capelli tinti di viola.
“E poi ha detto che mi vuole regalare una macchina che va davvero!”
“Ah! Le macchinine a pedali! Io da piccolo ne avevo due…”
“Ma no! Una di quelle che funzionano davvero, da guidare nel parco…”
La vecchia arriva alla staccionata. Con voce cavernosa e tra orribili smottamenti di catarro preleva la nipotina e la porta via. Ci salutiamo brevemente, ma la vecchiarda ha una fretta del diavolo, a poche decine di metri è già china su di lei. Mi domando se la stia cazziando o istruendo perché non dia più confidenza a uno sconosciuto, per di più visibilmente comunista.
Mia figlia non ha smesso un attimo di oscillare sulla sua altalenina. Ebbra di velocità, guarda la bambina allontanarsi e mi spiega: “Va a casa, papà”.
Sì, va a casa. A piedi, che c’è il blocco del traffico. Poveretta. Un’altra pagina lorda di sangue da aggiungere al libro nero del comunismo.


UN PENSIERO SU “MIO PAPÀ HA LA VILLA AD ANTIBES…”
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pubblicato da s.baratto nella rubrica emergenza di specie il 22 dicembre 2011