Peter Handke e i verbi in cammino

Sergio Nelli



Alla finestra sulla rupe, di mattina (Milano, Garzanti, 2003) felice traduzione di Am Felsfenster morgens presenta cinque anni di appunti diaristici dello scrittore austriaco nel periodo 1982-1987 trascorso in patria a Salisburgo. "Si tratta soprattutto di appunti - scrive Peter Handke nella Premessa -, percezioni, dubbi, domande di un periodo di sedentarietà, e di permanenza nel paese in cui sono nato e cresciuto, influenzati dal fare ma anche dal parecchio non fare. E’ stato il periodo dei quattro racconti Il cinese del dolore, La ripetizione, Pomeriggio di uno scrittore e L’assenza."

Un Handke dunque eccezionalmente sedentario, o per meglio dire stanziale, che ripercorre una delle sue forme di scrittura più coinvolgenti e ricche, già sperimentate in Il peso del mondo e La storia della matita.

Anche stavolta, le quattrocento pagine se si leggono con in mano un lapis rischiano di essere una continua sottolineatura. E tuttavia a chi non recede dal segnalare, dal fare cerchietti sulle parole o dall’appuntare al margine e nei risguardi, alla fine si rivelano dei percorsi più marcati, dei camminamenti più delineati nell’ambito di un continuo girovagare.

Cercherò di segnalarne uno, anche topicamente importante, che chiamerò verbi in cammino e che stranamente visto così, come l’ho visto io, potrebbe assomigliare talvolta anche a una preghiera. Inizia già da subito, dalle prime pagine. Per esempio: "Non suggerire niente ma contagiare benevolmente la gente". Prosegue e trova un addensamento verso le pagine 58 e 59, con una espansione successiva, più o meno fino a p. 70, che va rarefacendosi per ripresentarsi fino alla fine più intrecciato con tutti gli altri riflessi involontari e circospetti che costituiscono secondo l’autore la materia di questo libro.

La mia scelta - che omette indicazioni di pagine virgolettate, parentesi e puntini, corsivi o neretti, tutto quell’armamentario insomma di avvertenza del lavoro di taglia e cuci - è un piccolo testo esemplare che non tradisca lo spirito complessivo del libro - la sua scrittura permeante, in attesa. Ci sono certe cose di Handke che sento meno vicine e feconde, certe sue posizioni che mi lasciano perplesso, certe posture che mi risultano decisamente estranee, se non addirittura irritanti. Letterarie e politiche. Ma questa del camminatore, questa dello scrittore all’aria aperta, di colui che osserva e nomina spinozianamente il corpo del mondo, e che rinuncia alla narratività senza rinunciare a che accada qualcosa di importante in ogni congiungimento di parole, in ogni connettivo, nelle frasi e nelle pagine, penso che basti e avanzi per renderlo un autore da leggere sempre. Qualche volta anche rinunciare a un’attitudine di adesione globale, credo che apra delle porte e possa mettere in movimento cose buone.


Da Alla finestra sulla rupe, di mattina (traduzione dal tedesco di Umberto Gandini)

Che cos’è durevole? La forma. Il verbo che si conviene alla forma: <>

Il verbo per il presente: <>

Il verbo per l’anima: <>

Il verbo per me: <> (sono qui e ascolto)

Il verbo per la sporcizia: <>

Verbo del padre: <>

Verbo per l’entusiasmo: <>

Verbo per la fantasia: <>

Giorni della lanugine dell’inflorescenza del salice: sui bordi delle strade il vento ne ha accumulati altri strati chiari, isole calde nella giornata fredda, la mano avverte all’interno un calore da cova

Verbo per il racconto: <>

Verbo per il verde variegato (delle diverse specie di alberi, fine maggio): <>

Il mio imbarazzo è solo tristezza senza respiro o con difficoltà di respirazione; è tristezza che respira in modo sbagliato

Verbo per la sera: <>

Verbo per l’avvilimento: <>

Il gatto davanti all’uccello, scuotendo il cranio come un serpente; l’uccello davanti agli occhi del gatto, strepitando impavido (sotto il faggio rosso)

E: lo scoiattolo immobile sul tronco d’albero e, sotto, immobile sulla radice, un grande merlo

Verbo per il trattenere il respiro: <> (30 maggio)

Verbo per la presenza di spirito: <>

Verbo per il vento: <>

Tempo d’infiorescenze a pannocchia: l’erba alta in giardino; luce d’infiorescenze

Verbo per il sogno: <>

Verbo per la luce: <>

Verbo per il margine della città: <>

Verbo per la specie (o particolarità): <>

Verbo per la persona da amare: <>

Non ti amo più e non ti dico più dove sono stato oggi

Altro verbo per i colori: <>

Verbo per la morte: -

Il ventre umido di rugiada del gatto, di mattina

Si può imparare da chiunque sia entusiasta

Le peonie fra le alte infiorescenze a pannocchia dell’erba: in questo modo il fiore non ha nulla di fastoso

Scrivere: mostrarsi dal proprio lato migliore

Circondato dal fruscio dei ricci nella notte sulla rupe; verbo per i ricci: <>

Verbo per la debolezza: <>

Al sole non ho bisogno di gonfiarmi. Un verbo per il sole sarebbe anche: <>

Eppure esiste un verbo per la morte: la morte <>

Verbo per chi contempla: <>

Gli amanti non hanno bisogno di simbolo, di emblema: perché noi siamo adesso

Verbo per il disamorato: <>

Un verbo per l’accoppiamento fisico sarebbe <>; <>

<> (il contrario di <> era il verbo che si conveniva alle foglie ciondolanti e sbatacchianti dei platani nella lontana-fervida porta d’uscita del viale presso Auxerre, in Borgogna; e ieri notte, qui nel giardino sulla rupe, il su e giù delle lucciole (21 giugno)

Verbo per il vento solare estivo: esso <> (l’animo bisognoso)

L’accoppiamento fisico non è <>, ma essenziale, ovvero in esso non conta alcun come – l’importante è che sia

Verbo per i passeri: <>

Verbo per la fantasia: <> (morbidamente)

Verbo per il colpevole: <>

Verbo per il collezionista: <>

Verbo per la gioia di vivere: <> (la tua gioia di vivere è diventata leggenda; <> - così come è <> l’era di un re, per esempio quella di re Artù)

Se nel mio paese non esistesse la risata becera, falsa, riuscirei a conciliarmi con il mio paese. Non potete finalmente imparare a ridere diversamente? Bisognerebbe accoppare uno di voi raccontatori di barzellette (6 luglio)

Non c’è più fervido ricordo dell’ineluttabilità della morte delle campane di venerdì verso le tre.

Altro verbo per l’amore: <>

Verbo per la bontà: <> (e rende abitabile)

Verbo per la matita: <>

Verbo per la rugiada: <>

Verbo per il vento estivo: <>. E oggi il vento estivo mi basta come vino

Altro verbo per la nostalgia: <>

Verbo per lo spazio intermedio: <>

Ridotto, piccolo come un punto, alla sola opinione – continua ancora a succedermi; e allora sono debole, più debole, debolissimo

<> (Holderlin sui greci)

Ci sono molte parole greche antiche per <>; mellein, diatribein, bradynein, oknein,, ma la più bella è <>, passare il tempo

Verbo per la pace: <> (ai rumori, agli sguardi, agli odori; sera in città)

Secondo Empedocle l’amicizia – o l’amore - <> fra di noi. Helissein si potrebbe anche tradurre con <> - l’amore <> fra di noi








pubblicato da s.nelli nella rubrica libri il 20 gennaio 2008