Dalle catacombe

Sergio Baratto



La radiosveglia mi strappa a forza da un sogno orribile. Ero braccato in un sotterraneo post-atomico da alcune misteriose presenze, uomini neri dai contorni incerti, mucillaginosi, che non riuscivo a mettere a fuoco nemmeno quando guizzavano a pochi metri da me. Sapevo che mi inseguivano, che cercavano di prendermi – peggio: sapevo che mi avrebbero ghermito, prima o poi, nonostante tutti i miei sforzi e i miei patetici tentativi di fuga. A un certo punto non riuscivo più nemmeno a correre, le gambe mi cedevano improvvisamente e io me ne restavo impalato in quella specie di fogna prosciugata, mentre il terrore mi mozzava il respiro.
La voce di Padre Elvio, magister di Radio Christus Rex è il primo barlume del mondo reale a squarciare il velo dell’incubo. Apro un occhio, guardo l’ora sul display. Rimango a letto per qualche minuto, disteso sulla schiena, nonostante il bisogno pressante di orinare. Fisso i giochi d’ombre delle imposte sul soffitto. Dal pallore della luce deduco che sarà una mattinata grigia e sbiadita.
Ascolto distrattamente Padre Elvio. È impegnato in un lungo monologo, una specie di sermone editoriale. La sua voce è sempre in mirabile equilibrio tra il fervore e la fermezza. «La Chiesa» dice «è sempre più vittima delle persecuzioni. Guardate cosa sta succedendo, lo avete visto anche voi al telegiornale, magari l’avete letto sui giornali. Vedete, cari fratelli, per quanto noi cerchiamo di opporgli un freno, Satana è forte, è abile, e ha sempre una legione di servitori pronti a sostenere la sua causa. Lui, il nemico di Dio, è il nemico di Cristo e della Madonna, si nasconde dove meno ce lo aspettiamo. Anche qui da noi. Pensate a quanto male riescono ancora a fare i nemici della Chiesa qui in Italia, dove pure per fortuna lo Spirito Santo ci ha concesso delle forme di difesa che in altri paesi i cristiani se le sognano…»
Esco dal tepore, ciabatto in bagno, piscio. Metto al fuoco la moka e mentre aspetto che il caffè venga pronto accendo la radio dello stereo.
Padre Elvio ha una voce paterna, un po’ arrochita. Trasmette un senso di rassicurante autorevolezza. Ha una sfumatura catarrosa che lo rende immediatamente più vicino, più reale. Come se fosse seduto accanto a me sul sofà, proprio come se stesse aspettando con me il sibilo della caffettiera. «…Perché vedete, cari fratelli, noi abbiamo questo grande privilegio, di ospitare la Sede di Pietro, cioè il cuore della Chiesa di Cristo, che è anche il cuore del nostro Paese. È una cosa che quando ci penso mi emoziona tantissimo, e pensare che tante volte quasi quasi ce ne dimentichiamo… Vi soffermate mai a pensare a questa fortuna che i nostri fratelli all’estero ci invidiano?…»
Ride. È l’inciso scherzoso che ama inserire ogni tanto per alleggerire la tensione retorica. Funziona, perché mi sorprendo a sorridere con lui. L’eco di un lontano crepitio bronchiale chiude la sua breve risata. Riprende in tono più serio. «Però, siccome il cuore della Chiesa è qui, è qui che si concentrano in modo particolare anche gli sforzi di Satana per distruggerla. Cari fratelli, noi sappiamo bene che i suoi tentativi sono destinati a fallire miseramente, e questa certezza ci rassicura. Però questo fatto ci mette in una situazione quasi di guerra costante. Noi tutti, ciascuno di noi è chiamato a vigilare, a combattere ogni giorno contro le forze del male, perché qui si concentrano i loro attacchi, è qui che amano accanirsi, ancora di più che altrove…»

Faccio una sosta veloce dal giornalaio. Mi accorgo che il clamore mediatico di questi giorni mi sta contagiando, nonostante tutta la mia pretesa impermeabilità all’ipnosi di massa. Me ne accorgo dal numero di quotidiani che compro: quattro, anziché i soliti due. Oltre alla Democrazia e all’Alfiere del Mattino, oggi prendo anche il Bollettino e il Domani.
Dato che sono in leggero anticipo e ho voglia di sfogliare i giornali, mi invento l’esigenza fittizia di un altro caffè per giustificare ai miei occhi la sosta al bar tabacchi.
Gli editorialisti di tutte e quattro le testate sono concordi. La gravità dell’episodio ha spezzato le normali divisioni ideologiche. Per una volta il sentimento di sdegno è unanime. L’oltraggio subito dal pontefice rappresenta una ferita gravissima nel tessuto democratico della Nazione, scrivono più o meno tutti, una lordura che sporca indelebilmente la sua storia. In nessun caso un fatto simile può più essere tollerato.

Il Presidente della Repubblica esprime solidarietà al papa, facendosi portavoce dell’indignazione "di milioni di italiani".
Il presidente di Confindustria viene ricevuto in Vaticano. Reca al pontefice un messaggio di affetto a nome di tutti gli imprenditori. "Dell’Italia laboriosa e produttiva."
Come gesto simbolico di rottura contro la cortina di intolleranza di cui è vittima la Chiesa, il ministro guardasigilli invita Pio XIII a presiedere la cerimonia di inaugurazione del prossimo anno giudiziario nella capitale.
Il segretario di Resurrezione Comunista:
"Dissentire è legittimo, ma la protesta non ha nulla a che vedere con la libertà di pensiero. Anzi".
C’è in parlamento chi già pensa a un decreto legge d’emergenza.

Il vicedirettore dell’Alfiere:
"Quando centinaia di estremisti del laicismo trasudanti letame tardo-positivista si riuniscono in una piazza – vale a dire occupano uno spazio pubblico destinato alla vita della comunità, sottraendolo di fatto alla potestà dei cittadini onesti – e davanti alle telecamere urlano i loro ributtanti slogan anticlericali, significa che qualcosa di irreparabile si è rotto all’interno del fragile meccanismo democratico. La democrazia si fonda su un patto collettivo di collaborazione. Il dissenso corrode questo patto e uccide la democrazia. Prima che i sorci visti all’opera l’altro giorno contro papa Pio XIII diventino un esercito di roditori dell’eversione, è preciso dovere delle istituzioni intervenire tempestivamente e con la necessaria durezza. Per dirla in poche parole, e senza fingere che la situazione sia meno grave di quello che è, si tratta di una questione di vita o di morte: urge una rapida e decisa derattizzazione".

Oltre il moncone terminale delle mura spagnole, sul grande arco di Porta Romana, gruppi di operai stanno montando un maxischermo. Uno per ogni piazza di Milano, ha voluto specificare la sindaca. Domenica prossima, su comune decisione sua e dei presidenti della regione e della provincia, Milano si renderà protagonista di un clamoroso atto di riparazione. La Missa Solemnis celebrata dal pontefice verrà trasmessa in diretta su ciascuno degli schermi. A precederla, una breve preghiera di massa. Arriveranno pellegrini da ogni parte del Norditalia, ci si è persino reinventati una sorta di orgoglio ambrosiano. La Milano cattolica vuole dimostrarsi all’altezza della sua antica fama. Si pensa che le piazze saranno stracolme, si parla già di milioni di persone. Tutti i partiti hanno dato la loro adesione all’iniziativa. Anche il centrosinistra parteciperà ufficialmente, anche i sindacati confederali. Sono stati mobilitati migliaia di sacerdoti: si mescoleranno alla folla e al momento dell’eucaristia comunicheranno i presenti. Le ostie consacrate giacciono a tonnellate nei caveau delle parrocchie, pronte per essere distribuite e inghiottite. Il corpo di Cristo moltiplicato, milioni di frammenti sottili della sua carne per milioni di palati e stomaci, una immensa deglutizione collettiva di Dio.

Il Primo Ministro: "Si è trattato di una violenza schifosa e intollerabile. Il governo si sta già muovendo per punire in maniera esemplare i colpevoli. Nell’esprimere la mia vicinanza al Santo Padre, mi sento di poter affermare che i miei sentimenti sono condivisi dalla totalità del Paese. Io credo che non si debba confondere un pugno di delinquenti con un popolo – quello italiano – di cui è noto l’affetto per Sua Santità e la particolare devozione, frutto di una lunga storia di comunanza e di uno spirito collettivo per nulla intaccato dal cinismo amorale dell’iperlaicismo. Per questo invito ufficialmente Sua Santità a venire quanto prima in visita al Parlamento, dove sarà un onore per noi cedergli la parola. "

Scendo nel budello della metropolitana. Salgo sulla carrozza di coda, quella meno affollata. Mi siedo, infilo gli auricolari nelle orecchie. Accendo l’iPod.
Passa qualche minuto, due o tre fermate. Piano piano il vagone si riempie, nelle mattine dei giorni feriali è come una specie di enorme clessidra di carne che scandisce il tempo lavorativo. Mi scuoto e alzo la testa. Colgo un’atmosfera strana, una insolita concentrazione dei volti e delle braccia. La ragazza aggrappata al corrimano davanti a me mi guarda con fare duro. Sembra infastidita dalla bolla acustica in cui mi sono isolato. Mi sfilo gli auricolari. Scopro che gli altoparlanti del convoglio stanno trasmettendo un messaggio diverso dal solito. Non si tratta di informazioni per viaggiare, avvisi di sciopero, comunicazioni di servizio.
Nonostante la cattiva qualità, i crepitii, i fischi, mi sembra di riconoscere quella voce solenne. Mi allungo verso la ragazza in piedi davanti a me. Lei si china, senza mollare la maniglia. Le chiedo cosa sta succedendo. Dice: «È l’arcivescovo di Milano. Ha chiesto all’ATM la cortesia di trasmettere su tutti i mezzi pubblici il suo messaggio straordinario».
L’arcivescovo esprime a nome dei milanesi la sua solidarietà al pontefice e invita tutti a partecipare alla "messa in piazza" di domenica. Dice che finita la celebrazione ci saranno cibo, bancarelle, spettacoli. I palchi saranno montati un po’ dappertutto, nei principali snodi urbani. Cabaret, teatro di strada, ensemble di canto gregoriano o a cappella. Discorsi dei consiglieri di maggioranza. Persino un piccolo torneo di calcetto tra parrocchie. In piazza Duomo la sindaca stringerà le mani, bacerà le guance. Alle tre del pomeriggio con una cerimonia solenne piazza Fontana verrà rinominata "Piazza Giovanni Paolo II". Le forze di polizia recheranno al braccio una fascetta candida in omaggio al pontefice. A quello morto, a quello vivo. I gonfaloni dei comuni. La banda dei Carabinieri. Il generale della Guardia di Finanza. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano.
Le previsioni del tempo promettono sole, brezza tiepida e profumi di primavera. Riappropriamoci della libertà e della gioia di essere cristiani.
Portate i bambini.

Il leader del centrosinistra:
"Spiace soprattutto sentire che certuni – pochi, pochissimi, per la verità – si ostinano a non voler cogliere la portata negativa di quanto è successo. Spiace leggere qua e là che alcuni irresponsabili continuano nonostante ogni evidenza ad assolvere chi è con tutta evidenza colpevole. No. No. NO. Si è trattato né più né meno di un brutale e vile attacco contro Sua Santità, un attacco perpetrato in spregio a ogni regola di civiltà. Io qui lo voglio ripetere forte e chiaro: il dissenso non ha nessuna giustificazione. Mai. È ora che chi continua a giocare sull’equivoco e sulle ambiguità si decida: che scelga tra la democrazia e il suo contrario. Ma una volta presa la decisione, sia coerente con la propria scelta e non si stupisca se la comunità democratica nella sua interezza si leva a combatterlo".

Ieri, in ufficio, con un giro di e-mail interne, abbiamo deciso di ritrovarci stamattina tutti insieme in sala mensa un po’ prima dell’orario di lavoro per una breve preghiera comune. Ognuno era libero di accettare o rifiutare.
Passo in rassegna i miei colleghi riuniti in cerchio a mani giunte. Li conto. Non manca nessuno. Anche gli atei hanno voluto partecipare. Per rispetto e per solidarietà al papa e ai credenti, hanno detto. È un modo bello e semplice di dire "magari non sono d’accordo con tutte le tue idee, ma sono disposto a battermi con tutte le mie forze perché tu sia libero di esprimerle".

L’editorialista del Domani:
"Adesso basta. Quello di Milano è l’ultimo, ripugnante atto di una lunga e feroce persecuzione ai danni del cattolicesimo. Da qui in poi non siamo più disposti a subire in silenzio.
L’accanimento dei nemici della Chiesa è un fenomeno cui siamo tutt’altro che impreparati. Fin dai primi secoli della sua esistenza, la comunità dei cristiani ha dovuto fare i conti con l’odio e la violenza, con il tentativo di porre fine alla sua esistenza. Abbiamo subito il martirio nei circhi e nelle strade. Abbiamo sofferto e pregato nelle catacombe. Da troppo tempo si sta cercando di ricacciarci sottoterra. Per troppo tempo abbiamo tollerato che si diffondessero idee e dottrine abominevoli: contro la vita, contro la natura, contro la libertà di esistere della Chiesa. Quante volte ci è toccato sentire concetti aberranti espressi come se fossero banalità, ovvietà? ’La religione è un fatto privato’, ’L’aborto è un diritto’, ’L’omosessualità è normale’, ’La famiglia eterosessuale è superata’… Eppure abbiamo lottato, e strenuamente, contro questa putrefazione della morale collettiva. Non si può dire che non ci siamo battuti. Solo, evidentemente, per troppo tempo abbiamo agito in base al solo principio di cautela che il nostro senso di responsabilità ci dettava. Evidentemente la persuasione non basta più, la gentilezza della parola non basta più".

Esco per pranzo, faccio un giro nel vicino centro commerciale. Le porte automatiche si aprono e si chiudono. Dentro fa caldo, mi sbottono la giacca. Odori di cibo finto etnico. Passo di fianco alla tavola fredda. I volti dei clienti e dei baristi sono tutti come congelati in una postura innaturale: torti verso l’alto. A sinistra per gli avventori, a destra per gli inservienti. Qualcuno ha dimenticato la propria mano e continua meccanicamente a rigirare il cucchiaino nella tazza. Mi avvicino. Gli occhi sono puntati verso lo schermo televisivo appeso sopra l’ingresso. Il volume è bassissimo, le immagini scorrono lente come in un film muto a colori. Chiedo spiegazioni al tizio che sta emulsionando il caffè. Mi guarda come se lo avessi risvegliato da un sogno.
Gli studenti universitari di Milano hanno inscenato a sorpresa una manifestazione pubblica di solidarietà al papa e contro l’offensiva anticattolica. Convenuti lì a migliaia da tutti gli atenei milanesi, hanno occupato via Festa del perdono e il cortile centrale dell’Università Statale. Si sono seduti per terra sul pavé, sui muretti, sulle panchine incrostate di guano, legandosi l’uno all’altro per i polsi con delle strisce bianche di stoffa. Come i primi cristiani, che venivano condotti incatenati nel centro delle arene per essere sbranati dalle belve. Poi hanno intonato un lungo canto corale, una sorta di preghiera espiatoria e di grido d’orgoglio.
La polizia si è presentata sul posto più che altro pro forma. I passanti hanno solidarizzato. Il rettore è sceso tra loro, a un certo punto è parso addirittura tentato dall’idea di sedersi con loro.
La giornalista del Tg1 descrive la scena in diretta con voce incerta, trattenendo a stento la commozione. «Ci è giunta ora una voce» mormora trasfigurata. «Sembra che la sindaca in persona abbia lasciato Palazzo Marino per venire qui e unirsi al canto degli studenti.»
La distesa di quei giovani corpi induce a un timoroso silenzio. La loro immobilità quasi atterrisce. Emana da loro una tensione evidente, come di energia a stento trattenuta.
I piccioni, privati del loro habitat, volano nervosi tra i fregi di cotto dell’ex Ospedale Maggiore.

Il Bollettino, editoriale non firmato:
"Urlare in piazza slogan contro il papa equivale in tutto e per tutto a volergli chiudere violentemente la bocca. È un gesto autoritario, secondo un’attitudine stalinista evidentemente ben radicata nel patrimonio genetico di una certa parte della sinistra. Alla quale, nella sua aberrante ignoranza, persino Voltaire deve apparire eccessivamente colluso o farcito di distinguo, dato che a quanto pare gli preferisce volentieri la peggior paccottiglia laicista.
Noi non saremo ipocriti come il nostro ineffabile Primo Ministro, non ci spingeremo ad affermare che ’la totalità del Paese è solidale con il pontefice’. Sappiamo bene che non è così, e che mai come oggi la Chiesa è vittima di un attacco mirato a reciderne le radici.
Poiché siamo orgogliosamente laici, cioè fermamente antilaicisti, ci sentiamo di affermare con assoluta certezza che si è qui in presenza di un passaggio epocale. Il lungo e tacito conflitto tra civiltà e oscurantismo ha subito una trasformazione: con i fatti di Milano, esso si è qualificato come tale, si è palesato in quanto guerra. Non c’è oggi più alcuno spazio per l’ignavia. O si è da questa o si è dall’altra parte del capo d’onore. Oggi la difesa della democrazia e la difesa del Vaticano, del suo diritto a esistere, sono un tutt’uno.
Quantunque qualsiasi concetto d’onore appaia estraneo alle categorie mentali dei nostri nemici, faremo in modo che il nostro senso dell’onore basti per tutti. Combatteremo la battaglia che viene con le sole armi che la nostra coscienza ci permette: quelle della democrazia. Non perciò saremo un facile avversario. Di questo, almeno, vogliamo informare le trincee di là. Che non vengano a dirci che non li avevamo avvertiti."

Il crepuscolo inodora l’aria, la raffredda, la pulisce. I lampioni accesi sembrano più chiari, più luminosi, le gambe inguainate delle donne più belle e sottili. Entro, frugo nella cassetta della posta. Scopro con stupore che è piena. La nuova offerta di Sky.
Una preghiera con bollettino di versamento da parte dei padri cappuccini di San Giovanni Rotondo: chiedono un aiuto economico, un’offerta anche simbolica per completare la costruzione del nuovo Museo della Devozione Popolare Pugliese.
Una lettera. Fisso per qualche attimo il nome del mittente. È lei, è proprio lei. Cominciano a tremarmi impercettibilmente le mani. Dopo tutti questi mesi. Sento che il cazzo mi si gonfia nelle mutande.
Attraverso il cortile con passo vagamente ubriaco. Al centro dell’aiuola, dove una volta sorgeva il tiglio, un elettricista e due operai stanno issando il palo degli altoparlanti.
La petizione condominiale all’amministratore, le discussioni davanti ai cassonetti della raccolta differenziata con i responsabili di scala, le consultazioni informali tra vicini di pianerottolo hanno funzionato. Una rigenerazione imprevista del tessuto connettivo sociale che nessuno fino a pochi giorni fa avrebbe mai creduto possibile, mi diceva l’altra sera il nuovo portinaio, padre Tarcisio. «Forse» ha concluso «anche questo piccolo miracolo è un segno della Provvidenza.»
Domenica prossima, al momento dell’Angelus, gli amplificatori spareranno a tutto volume in diretta le parole del pontefice. Anche da noi. Anche nel nostro cortile. Gireremo all’unisono le nostre teste verso quell’antenna sacra infissa nel cuore del nostro rettangolo di cemento. Faremo silenzio. Ci immobilizzeremo. Ci metteremo in ascolto.
I passeri si alzeranno di colpo in volo, spaventati da quell’improvviso tsunami di onde sonore. La voce del Santo Padre, la voce della Chiesa violentata, tornerà a risuonare, dolce come un battito d’ali e possente come un colpo di martello. Sarà l’ora della riscossa, quando finalmente, rispondendo al segnale del Pastore, usciremo dalle catacombe e ci abbatteremo come una marea spumosa sulla città degli uomini.
Porremo fine alla grande persecuzione.
Cieli e terra nuova.








pubblicato da s.baratto nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 20 gennaio 2008