Tengo famiglia

Teo Lorini



Da Scajola, ministro dell’interno inamovibile durante e dopo i massacri di Genova, a Bassolino che non cede la carica di governatore nemmeno quando, nella regione che amministra da tre lustri, la spazzatura arriva al secondo piano dei palazzi: nel nostro Paese lasciare una poltrona è ormai considerata una stravaganza esotica.
L’altro giorno, invece, per un istante, una sensazione quasi irreale ha pervaso i lettori di giornali e agenzie stampa: nel giorno in cui lui, la moglie, il suocero e una ventina di esponenti dell’Udeur vengono iscritti nel registro degli indagati per capi di imputazione che vanno dall’abuso d’ufficio alla concussione al concorso esterno in associazione per delinquere, il ministro della giustizia Clemente Mastella ha presentato le sue dimissioni. Prodi si è affrettato a respingerle, dando al gesto il colore di un tira-e-molla istituzionale, di una farsa ben poco divertente.
Di questa vicenda, ancora in pieno svolgimento, colpisce una frase, ripresa da tutti i tg e sottolineata dagli applausi bipartisan della Camera.

Mi dimetto, ha scandito Mastella, perché tra l’amore per la mia famiglia e il potere, scelgo il primo.

In quel latino che il pio Mastella potrebbe degnarsi ogni tanto di ripassare, l’originario significato della parola minister, è "servo". Mi pare molto eloquente il fatto che, nella mente del leader Udeur (e di coloro che lo hanno applaudito), dal servizio per lo Stato si sia giunti addirittura all’idea del Potere.
Ma forse non era al Potere che plaudiva l’emiciclo di Montecitorio, bensì alla Famiglia: all’eterna Famiglia Italiana, che tutto riassume, tutto assolve e tutto giustifica. Torna in mente Longanesi: "Sulla bandiera dell’italiano c’è scritto: Io Ho Famiglia". E dunque, scegliendo ancora una volta la Famiglia, Mastella ha raccolto solidarietà e applausi di preventiva assoluzione.

Nell’Affaire Moro Leonardo Sciascia rievoca una ben più celebre allocuzione pronunciata a Montecitorio, quella del marzo 1977 in difesa del senatore democristiano Luigi Gui. Sciascia la commenta con queste parole: "Pierre Bayle credeva che una repubblica di buoni cristiani non potesse durare. Montesquieu correggeva: «una repubblica di buoni cristiani non può esistere». Ma una repubblica di buoni cattolici italiani può esistere e durare. Così."

Non solo una, purtroppo.








pubblicato da t.lorini nella rubrica democrazia il 19 gennaio 2008