Chiodo.

Tiziano Scarpa



Di colpo arriva una telefonata, ci vestiamo e usciamo di corsa, attraversiamo la città a perdifiato. Percorriamo un vestibolo, rasentiamo un cortile, prendiamo un ascensore, un giovane ci chiede dov’è il reparto rianimazione, fila via appena le porte si aprono, lo rivediamo poco più tardi in una sala d’aspetto, abbracciato a un uomo sui cinquant’anni che piange respirando sonoramente, soffia aria dal torace mentre il giovane lo stringe dandogli colpi a mano aperta sulla schiena, sono tutti e due molto alti. Ci inoltriamo nel reparto accanto, aspettiamo i risultati delle tomografie di una persona cara, con il cuore in gola. In un angolo c’è un estintore, e un tavolino coperto di vasi di fiori. “Vedi? Qui doveva esserci un crocefisso, o l’immagine di una madonnina”, mi dice lei indicando un punto sul muro. “Adesso c’è rimasto soltanto un chiodo”. Lo guardo e penso che finché c’è un chiodo nel muro ancora capace di reggere qualcosa, non siamo perduti.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 14 gennaio 2008