L’amore in bocca

Marco Rossari



Apro gli occhi di scatto. Non so più chi sono.
Troppo lisce le lenzuola.
Una ragazza dorme come dorme
una ragazza sola. Un ansimare sordo,
un leggero brontolio, rannicchiata
distante dall’amante improvvisato. Adesso
ricordo. Il bar di sotto, le scale
a perdifiato, il preservativo rotto.
Era sesso, del più schietto: la caccia
spudorata, due parole alla vinaccia,
qualche colpo vigoroso per poi venirle
in faccia. Non sarebbe necessario,
ma scappo via ugualmente. Raccolgo
le mie cose e scendo trattenendo il fiato.
Fa un freddo banale, l’ultimo mezzo
è passato. Bene o male, c’è stato anche per noi
qualcuno che ci ha amato.

*

È successo un fatto strano.
Ti aprivo con la lingua,
con la mano. E in fondo
alla tua fica, chissà come,
c’era scritto il mio nome.

*

Stranfugna, schiaccia, stropiccia
la sua prugna come
un uomo di solito
non osa.
Resto a bocca aperta.
Vedere Roberta che
si tocca è una
cosa bella e
spaventosa.

*

Alle prime luci dell’alba
vorrei che lei sparisse. Non mi
fraintendere. Vorrei sparire
anch’io. Vorrei sparisse
anche il mio letto. Il tetto
che vedo dalla mia finestra.
Vorrei che queste case, la città
che si desta, la festa della vita
e della civiltà sparissero
nelle ere del passato per lasciare
soltanto immacolato il piacere
che ci è stato dato.

Da L’amore in bocca. Canzoni sconce e malinconiche, Fernandel, 2007.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 13 gennaio 2008