Vecchia.

Tiziano Scarpa



La sera dell’Epifania bruciamo la Vecchia in campagna. È un cumulo di ramaglie alto quattro metri, in cima ha una testa di strega dipinta su stoffa. Gigi distribuisce gli accendini, diamo fuoco agli inneschi di carta. La vampa avvolge il cumulo, l’aria si arroventa, facciamo un girotondo con i bambini, mi ricordo che da piccolo assistevo al rogo dei colossali panevìn nel paese di mia nonna, si ardevano vecchie carcasse, oggetti morti davano l’addio alla loro forma in tortili aliti di luce, Grazia ci dà fogli e penne, “scrivete un desiderio!”, questa non la sapevo, bisogna appallottolarlo e buttarlo tra le fiamme, scarabocchio tre richieste al dio del fuoco, lui sa trasformare l’aria placida in furia luminosa, un ragazzo dice che ha chiesto giustizia per il mondo, lo prendono in giro, “vedrai che quando cresci chiederai soldi per te!”, Gigi prende una vanga e getta palate di braci verso l’alto, migliaia di falene arancioni nascono bruciando e si spengono grigie sui nostri cappotti.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 8 gennaio 2008