Persistenza.

Tiziano Scarpa



Devo mandare un messaggio ai parenti di una persona cara che è morta. Non voglio inviare un telegramma, non mi piace la sceneggiata della tempestività: accorrere in prima fila, ostentare di essersi scapicollati a compiangere in una situazione di emergenza (quale emergenza? Ormai il peggio è accaduto). Scriverò una breve lettera, ma una busta con un foglio ripiegato è troppo ordinaria, e poi il bianco è squillante, meglio una tinta opaca e un cartoncino. In cartoleria non trovo nulla che mi soddisfi. Sfioro l’idea di imbustare una cartolina, mi do dell’idiota: magari un biglietto di colore neutro, ma un’immagine certamente no! Al lutto si addice la nuda scrittura. Poi ci ripenso: perché nessuna immagine? Come mai do per scontata l’eclissi delle figure, oscurate dai morti? L’immagine fa come se la morte non ci fosse, è un’illusione beffarda: nel momento in cui viene meno l’esistenza, la persistenza nella rètina è offensiva. La scrittura è ciò che resta quando veniamo esposti alla morte.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 6 gennaio 2008