Il segreto di Federigo Borromeo

Teo Lorini



Come sa ogni lettore dei Promessi Sposi, fu leggendo le opere storiche di Giuseppe Ripamonti che a Manzoni venne l’ispirazione per il suo romanzo, nel quale Ripamonti è nominato esplicitamente al cap. XIX e in più passi elogiato per l’eleganza della sua prosa latina. Meno celebre è invece la vicenda che vide lo storico secentista processato dall’Inquisizione e incarcerato per quattro anni nelle insalubri segrete del palazzo arcivescovile.
A ricostruire il processo e a rintracciarne le cause è Edgardo Franzosini, in un libro che si pone nella scia dei racconti-inchiesta in cui Sciascia si dedicava all’indagine di episodi del passato che gli parevano adeguati a rischiarare talune oscurità del presente. Tra le fonti a disposizione di Franzosini spiccano due lettere (mai spedite) di Ripamonti, trovate nella collezione di autografi messa assieme da Carlo Morbio. Dalle lettere, già stampate da Tullio Dandolo nel 1866, emerge che, con una beffarda circolarità che forse a Sciascia non sarebbe spiaciuta, fu proprio l’eleganza di quel latino, elogiato da Manzoni e da tanti altri lettori, a determinare la disgrazia, il processo e l’incarcerazione di Ripamonti. La fonte epistolare pone inoltre in luce il ruolo cruciale che nella vicenda fu giocato da Federico Borromeo: senza troppo svelare al lettore, diremo soltanto che in questa circostanza il cardinale in carne ed ossa si rivelò decisamente meno virtuoso e altruista del personaggio che Manzoni consacrò alla memoria collettiva nel cap. XXII dei Promessi sposi.

Sotto il nome del cardinale è un testo denso, sorretto da autentica passione, che riporta alla luce non solo la conoscenza di una vicenda minore – e tuttavia attualissima – della Milano secentesca, ma anche degli elementi interessanti su un personaggio centrale nel capolavoro manzoniano. Occorre però segnalare la scelta redazionale - tanto incongrua quanto fastidiosa al lettore - per cui tutti i titoli latini sono preceduti dall’articolo al singolare maschile. Si trovano così “IL Historiae Patriae” “IL suo Epigrammatum libri” ecc. come qualcuno che citasse “IL Ricordanze di Leopardi” o “IL Mandragola di Machiavelli”. Una stravaganza spiacevole nei tipi, di regola non trasandati, di Adelphi, ma ancor più inspiegabile se si pensa che a cadere sui ‘latinucci’ è proprio un testo che ha per fulcro l’eccellenza nella composizione latina.

Edgardo Franzosini, Sotto il nome del cardinale, Adelphi, pp. 169, euro 12








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 13 ottobre 2013