Io vorrei restarle in contatto

Mauro Pianesi



Perugia, 5 settembre 2003

Caro Babbo Natale,
mi chiamo Giacomo e non sono un bambino, perché ho 55 anni. Ti scrivo per farti una richiesta che, immagino, sembrerà inconsueta pure a te, che pure devi essere abituato a sentirti chiedere di tutto e di più.
Proprio per questa eccezionalità della richiesta ti scrivo con così largo anticipo rispetto al periodo di punta del tuo lavoro. Adesso, magari, starai ancora in vacanza (il mare è così bello in settembre): chissà che, al tuo ritorno a casa, tu non possa dedicare un po’ di attenzione a questa mia, che in un periodo lavorativo più affollato – ne convengo – potrebbe risultare addirittura molesta, se non offensiva.
Io vorrei una macchina del vento. Credo si chiami così, "macchina del vento". E vorrei anche spiegarti perché, anche se per farlo devo dilungarmi un po’ a parlare di me e della mia vita.
Io ho, l’ho già detto, 55 anni, e sono sposato più o meno felicemente con Laura. Il "più o meno" è riferito soltanto al grado di inevitabile usura che ogni matrimonio, per quanto "d’amore", per quanto "ben riuscito", si porta dietro all’età mia e di Laura – eravamo compagni di classe al liceo – dopo più di 30 anni di convivenza. Abbiamo una figlia, Paola, di 26 anni, che si è laureata da poco in giurisprudenza e che vive per conto suo, in un’altra città. Io sono impiegato in un ente pubblico, Laura insegna scienze alle superiori: non abbiamo desideri insoddisfatti da rivendicare al destino. Non ci manca niente, nemmeno quello che non abbiamo.
Una cosa, però, ci sarebbe. Posso dirlo ad alta voce (anche a me stesso) soltanto ora che sto un po’ da solo (è l’una di notte, Laura dorme già da un paio d’ore almeno; la luce bianca dello schermo rischiara il mio studiolo e dalla pancia del pc esce quel solito rumore di… vento, teso, costante, neanche un po’ fastidioso…). La cosa che vorrei dirti ha a che fare proprio con il vento. Non quello del computer. La mia cosa riguarda il vento delle canzoni. Hai presente quando una voce canta "Io sono il vento" o cose del genere?
Qualche giorno fa, io e Laura siamo andati a fare una gita a Gubbio e, per strada, ci siamo fermati a Belvedere, a dare un’occhiata al bel panorama che si gode di lassù. Tirava una bella arietta. Io mi sono messo contro sole, a occhi chiusi, a godermi il fresco, mentre Laura passeggiava sull’erba e scattava qualche foto ai cardi. Io canticchiavo, senza un perché, Borghesia, quella vecchia canzone di Claudio Lolli. Non so se l’hai presente.

Vecchia piccola borghesia
Vecchia gente di casa mia
Per piccina che tu sia
Il vento, un giorno, ti… porterà via

Allora mi sono chiesto: Che fine avrà fatto quel vento? Ci sarà un modo per rintracciarlo, quello e i tanti altri venti soffiati dalle gole dei cantanti in tutti questi anni? Per il resto della gita non ho fatto altro che pensare a questo, anche se non ne ho fatto cenno a Laura che, anzi, vedendomi così preso dai miei pensieri m’ha messo su il muso per il resto della giornata. Finché la sera non è arrivata la telefonata di nostra figlia Paola che, come accade quasi sempre, ha il magico potere di rasserenarla.
Da allora non c’è stato giorno che non mi sia capitato di pensare a questo fatto del vento delle canzoni.
Non molto tempo dopo, anzi, mi sono ritrovato a fischiettare una vecchia canzone di Lucio Dalla. Le parole, scritte da un poeta tanto importante quanto oggi tralasciato dalla critica, Roberto Roversi, parlavano di un uomo forte di nome Merlino, che girava il mondo per giocare con la morte. E proseguivano (è incredibile come mi ricordi ancora le parole di certe canzoni che non ascolto più, a dir poco, da dieci anni…):

Così una sera era arrivato
In un paese lontano:
Dentro a un gran mare di vento
C’era un castello
Abbandonato
Solo nel piano
E tutto spento

L’immagine di quel gran mare di vento m’aveva colpito subito al primo ascolto (avrò avuto 26-27 anni) e ora me la ritrovavo di fronte, a scuotere le alghe fluenti del piano disabitato percorso da Merlino. Ma è mai possibile che, quel vento, non esista più?
Caro Babbo Natale, mi rivolgo a te perché sei l’unico che può aiutarmi a ritrovare questo tipo particolare di vento.
Io so che gli antichi credevano che il vento fosse contenuto dentro a delle anfore, oppure nella profondità di certe montagne sacre, e che da quei nascondigli soffiasse in tutte le direzioni. Quindi il vento esiste sempre e da sempre; soltanto si sposta, da un meridiano all’altro, coprendosi di ghiaccio o di calore, lasciando in quiete alcune parti del pianeta a dispetto di altre, facendosi chiamare Bora, Tramontana, Libeccio o Garbino, ma è sempre lui. È sempre lui e, penso io, deve conservare necessariamente una memoria dei posti che ha attraversato, dei capelli della gente che ha scarmigliato e, quindi, delle canzoni che ha abitato. Essendo immateriale, non circoscrivibile e non quantificabile, il vento è come l’anima, che non si vede però c’è, e spesso si manifesta. Pertanto, come concetto, non trovo una grande differenza tra il vento meteorologico e quello delle canzoni (o delle poesie). E dò per scontato che questa nostra civiltà, che tutto quantifica e tutto ottimizza, abbia escogitato di sicuro, magari già da un po’ di tempo, qualche attrezzo utile a riconoscere le caratteristiche dei venti e a interrogarne, se così si può dire, la "storia".
Una macchina del vento, appunto, o come la vuoi chiamare. Io quella vorrei: puoi fare qualcosa per me?
Resto in attesa di un tuo cortese riscontro e intanto ti saluto cordialmente,

Giacomo Martini

P.S. – Un’ultima cosa: mi dispiace di aver smesso di credere alla tua esistenza e di aver spinto a farlo, contro la sua volontà, anche mia figlia Paola quando aveva 9-10 anni.
P:P.S. – E scusa se ti ho dato subito del tu.

Korvatunturi, 24 dicembre 2003

Caro signor Giacomo,
ho trovato la sua lettera in un cassetto e l’ho letta tutta, dall’inizio alla fine. Mi scusi, non avrei dovuto. L’ho macchiata anche con qualche lacrima che cadendoci sopra ha formato delle piccole pozzanghere blu. È che piango spesso, in questo periodo. Mi chiamo Mara Plumcake. Io e Babbo Natale ci siamo lasciati all’inizio della settimana scorsa. O meglio, lui ha lasciato me per la mia migliore amica.
Avevo cominciato a leggere la sua tra le migliaia di lettere di cui è invasa la nostra casa, la mia casa, ormai. Arrivata al punto in cui racconta di sé e della sua famiglia, il mio cuore ha dato un sussulto: lei ha la mia stessa età (55 anni), anche il mio matrimonio durava da 30 anni, anche io e Babbo abbiamo una figlia, Vera, che da anni abita per conto suo in un’altra città. Ma non per studiare: lei ha voluto proprio rompere con noi. Non ha mai voluto saperne di tutte le puttanate di Babbo, della Befana e compagnia bella. Si esprime proprio così: puttanate. Vera, però, è un po’ più grande della sua Paola, perché ha 30 anni (quando mi sposai, infatti, ero incinta di 6 mesi).
Da quando Babbo m’ha lasciata non faccio che vagare per casa con la sigaretta tra le dita e una tazza di tè, o di caffè, nell’altra mano. Mi siedo su una poltrona, o per terra, aspiro il fumo, mi guardo intorno. Scoppio a piangere, mi rotolo sul pavimento, abbraccio me stessa con le braccia incrociate su questo petto così opulento e così inutile, adesso. Scusi, non dovrei annoiarla con queste cose.
Immagino sarò stata una piacevole sorpresa, trovare nella cassetta delle lettere la busta con il logo di Babbo Natale. Scommetto che non ci sperava più. E in effetti, dopo tanti mesi, Babbo semmai porta regali, ma scrivere proprio no, non è nelle sue corde. Tanto più adesso che se n’è andato via con quella puttana.
Lei, signor Giacomo, non può nemmeno immaginare cosa significhi passare la vigilia di Natale da sola, in questo posto del cazzo (perdoni la trivialità) che tutti al mondo conoscono come la patria di Babbo Natale. In effetti, lui e i suoi sono nati qua. E non so nemmeno se Babbo oggi stia facendo il suo solito giro di consegna dei regali. Ci mancherebbe altro... Volevo chiederlo ai ragazzi, gli elfi, che aiutano lui e gli altri Joulupukki del cazzo (scusi ancora) a caricare le slitte, bilanciandole in modo che non si rovescino durante o subito dopo il decollo… però è tutto il giorno che telefono a Rovaniemi e non mi risponde nessuno. Staranno fuori, sulla pista gelata, a controllare i decolli, la rincorsa delle renne, che non si facciano male alle zampe al momento del famigerato taking-off, quando si staccano dalla lastra di ghiaccio e continuano a zampettare contro l’azzurro del cielo. Staranno tutti ai bordi della pista, gli elfi, a riempirsi di liquore al mirtillo, finché non si sentiranno completamente ubriachi…
La mia Vera non m’ha fatto neanche una telefonata di auguri, e ormai è quasi ora di cena… Sono due mesi che non la sento, da quando m’ha telefonato da Cefalonia, l’isola greca, per chiedermi di mandarle un vaglia telegrafico con un po’ di soldi, ché li aveva finiti.
Signor Giacomo, mi rendo conto di averle scritto una lettera molto triste, ma è così che mi sento io in questo periodo. Non mi sembra giusto continuare a fingere felicità soltanto perché è Natale. Io, quest’anno, per me, non ne ho neanche un briciolo così. Odio tutti gli Joulupukki. Tanti auguri,

Mara Plumcake

P.S. – Dimenticavo: domani andrò io stessa a Rovaniemi a chiedere per la sua macchina del vento. Spero di potergliene procurare una, magari per la Befana!

Korvatunturi, 26 dicembre 2003

Caro signor Giacomo,
anzitutto mi scusi se non le ho scritto il giorno di Natale stesso, ma la sera della vigilia, dopo aver impostato la risposta alla sua lettera, sono tornata a casa come stordita: un po’ il freddo, un po’ la tristezza. Così mi sono comprata due bottiglie di grappa di mirtillo e mi sono chiusa in casa… il resto può intuirlo. Il giorno dopo mi sono svegliata con un mal di testa micidiale. Non mi è passato neanche dopo la telefonata di Vera che, bontà sua, mi faceva gli auguri (Vera non sa niente di me e di suo padre. Così, per non agitarla – se mai questo fosse possibile… – le ho detto che Babbo non poteva venire al telefono perché stava in bagno e ne avrebbe avuto per molto. Lei, conoscendolo, non ha esitato un attimo a crederci). Comunque, nel pomeriggio sono andata a Rovaniemi. Lì ho chiesto un po’ ai ragazzi e ho saputo che:
a) quel bastardo di mio marito ha marcato visita, non si è presentato e il lavoro se lo sono dovuti sobbarcare i fratelli e i cugini suoi. La qualifica di Joulupukki – Babbo Natale, in finlandese – è infatti ereditaria. Appartiene alla famiglia di mio marito da non so quanti secoli. Per fortuna (certo non mia) si tratta di una famiglia numerosa e ce l’hanno fatta bene. I parenti m’hanno chiesto se il bastardo stava male. Ho risposto di sì. M’hanno chiesto come mai non si fosse preoccupato di avvisarli. Ho risposto che loro lo conoscono anche meglio di me e che non c’è da aspettarsi tanto da lui. M’hanno chiesto se potevano venirlo a trovare in serata. Ho risposto che aveva contratto una forma violentissima di parotite, molto contagiosa (e qui si sono tutti toccati) ed era per questo, sì, proprio per questo motivo che non aveva potuto nemmeno telefonare: non riusciva a parlare. Ma non potevi avvisarci tu?, m’hanno detto. E che, mi chiamo Joulupukki?, ho risposto io. Gli elfi, che stavano lì ad ascoltarci, si sono messi a ridere;
b) non esiste, letteralmente, una "macchina del vento" come la cerca lei. I venti, m’ha spiegato un elfo che studia fisica all’università di Helsinki, sono provocati dallo spostamento di enormi masse d’aria; è impossibile anche solo immaginare che possano conservare una… memoria qualsivoglia, tanto più una memoria di… canzoni!! Anche questo punto è stato ritenuto molto divertente dagli elfi. Che, in cuor mio, ho mandato, come dite in italiano, al gabinetto. Si dice così?
Mi sono rimessa in slitta. Ho guidato fino a Turku e poi oltre. Sono salita su una montagnola, circondata su ogni lato dalle nostre belle foreste. Il freddo mi tagliava la pelle. Ho acceso una sigaretta e sono rimasta lì a guardare le cime degli abeti che ondeggiavano al vento. Ho pensato a lei. A quanto l’aveva colpita… "da giovane" (scherzo, naturalmente, e poi… siamo coetanei, no?) l’immagine di quel gran mare di vento che scuoteva le alghe fluenti del piano disabitato percorso da Merlino. C’è poesia nei suoi pensieri. E io ho pensato che quello poteva essere uno dei suoi venti. M’è scesa una lacrima, per il gran freddo, credo. In compenso l’emicrania era passata. Sono tornata a casa. Mi sono messa su internet a cercare su Google il suo Lucio Dalla: sono usciti fuori 655.000 risultati, deve essere molto famoso da voi. Poi m’è venuto in mente di digitare anche il suo nome: 131.000 risultati! Ho cliccato su qualcuno, finché ne è uscita fuori… una poesia! Ho pensato che può averla scritta lei, magari… "da giovane". Mi dica se sbaglio:

"uomini". Lo zoccolìo dei passi
sul sibilare dell’acqua nei tubi
(le orine sciacquano stagnano
sempre le stesse sempre con
il minimo di convenzionalità).
C’è odore di tutti sulle dita poggiate al bancone
sudore e odore di uomo per le stazioni
e più veloce di un treno scorre un vento bianco
sciama, strappa le cose agli occhi,
la libertà alle mani, la forza alle parole.
Rifiuto la guancia al ricordo da poco,
all’intrattenimento della memoria,
per non partire come se, in fondo, fosse uguale.
Per non scrivere sentendomi normale
alle frasi che lascio,
poi partire.

Ancora il vento! (stavolta è bianco, che bello…) Se l’ha scritta lei, signor Giacomo, io… io vorrei restarle in contatto. Ma anche se non l’ha scritta lei, naturalmente. Spero ciò sia possibile. Stia bene. Un caro saluto,

Mara Plumcake

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The Wind-Oh Parfume Company ltd
Paris - London - Acapulco

Stratford-On-Havon, 2004-08-01

Mr. Giacomo Martini
Via del Campo, 14
06121 Perugia
Italy

Caro Cliente,

grazie per aver acquistato una confezione di Wind-Oh! For Men – 1972 – BO411YA003470®.
Wind-Oh!®
è la prima e unica linea di cosmetici al mondo in grado di offrirLe più di 10.000 qualità diverse di vento, distillato e aromatizzato su licenza dei Laboratoires Chanel di Parigi.
Mi consenta, quindi, di rinnovarLe i complimenti miei personali e della Ditta che rappresento per aver scelto di avvalersi dei nostri servizi.
Grazie al procedimento scientifico brevettato dal professor Karl-Helmut Windo dell’Università di Basilea, la nostra compagnia è oggi in grado di selezionare – nei cieli di Europa, Stati Uniti e Canada* – qualsiasi tipo di vento il cliente richieda.

E ora veniamo al Suo Wind-Oh!®.
Wind-Oh! For Men - 1972 BO411YA00347® contiene gli estratti di un vento sicuramente transitato sopra al centro di Bologna (ITALIA) tra l’autunno e l’inverno del 1972, l’anno in cui fu stampato presso la Emi il long-playing Aspettando Godot di Lolli Claudio che conteneva il brano Borghesia, come richiestoci nel preg.mo Suo ordine del 10.11.2003.
Grazie all’esame spettrografico compiuto nei nostri laboratori, possiamo affermare con tranquillità che questo vento comincia ad avere una sua caratterizzazione ben definita – ed è quindi riconoscibile, storicamente, come BO411YA00347 – a partire dalla primavera del 1972 fino ai primi mesi dell’anno successivo.
Incrociando i dati predetti con l’analisi dei campioni dell’aria, compiuta per nostro conto dalle U.S.L. dei territori interessati, risulta che il vento BO411YA00347, nel lasso di tempo considerato, è transitato sopra molte aree del Nord e del Centro Italia, quali: Fidenza (PR), Parma, Savignano sul Rubicone (FC), Imola (BO), San Sepolcro (AR), Cesena, Città di Castello (PG), Perugia, San Giacomo (PG), Campello sul Clitunno (PG), Roma ecc.**

Nel D.N.A. del vento BO411YA00347, tra l’altro, sono state ritrovate:

- numerose tracce di capelli e di baffi maschili (una delle quali, analizzata con il carbonio 14, si è rivelata appartenente a un individuo di sesso maschile di anni 22, abitante nella zona di Bologna centro: forse proprio l’autore stesso del brano da lei richiesto!***);

- alcuni peli da un collo di lapin provenienti dall’area Città di Castello-Perugia-San Giacomo;

- un accordo di la minore arpeggiato su una chitarra Eko 6 corde metallo;

- alcuni sospiri dell’attrice Maria Schneider nel film Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci;

- particelle di fumo d’esplosivo provenienti, con ogni probabilità, da un traliccio dell’alta tensione nelle vicinanze di Segrate (MI).****

Nel ricordarLe che, con una spesa aggiuntiva di € 300,00 + IVA 20% da versare anticipatamente, Lei potrebbe ricevere comodamente a casa Sua l’analisi completa del vento BO411YA00347 – contenuto nella boccetta di Wind-Oh! For Men - 1972 BO411YA00347® allegata alla presente – vergata su carta lavorata a mano e autenticata di suo pugno dal Prof. Karl-Helmut Windo, Le invio i nostri più cordiali saluti.

Dante Spinetti
Sales Manager


*Sono state avviate le procedure di rilascio delle autorizzazioni di prelievo da parte delle Autorità competenti per i cieli della Islami Jamhuria Pakistan e della Rossijskaja Federacija.
**L’elenco dettagliato delle località Le verrà inviato a giorni, assieme alla fattura relativa al saldo della nostra prestazione.
***Con una spesa aggiuntiva di € 190,00 + IVA 20% la nostra Ditta inoltrerà richiesta direttamente al sig. Lolli perché si presti ad un esame del proprio D.N.A. al fine di valutarne la compatibilità con quello in parola.

****Mi permetta di richiamare la Sua attenzione sulla precisione e l’affidabilità con cui opera la nostra Ditta per soddisfare le richieste dei clienti: difficilmente avrebbe potuto aspettarsi un lavoro così preciso e rapido dalla concorrenza. Oserei dire che neanche Babbo Natale è più efficiente della Wind-Oh Parfume Company!

donna… rap!
Settimanale di fatti, cronache, opinioni


Venerdì 27 Febbraio 2004

DITELO A NATALIA…
Cara Natalia, sono un 55enne, agiato, "felicemente sposato", con una figlia ormai grande e indipendente. Poco tempo fa – per un motivo del tutto futile – ho iniziato un carteggio con una mia coetanea finlandese, Mara. Lei era appena stata lasciata dal marito. Io andavo in cerca di realizzare un sogno, un sogno stupido, d’accordo, di quelli che, però, alla mia età fanno la differenza. Le cose stupide diventano più preziose di tutte quelle che si hanno già, o che crediamo di avere. Mara si è dimostrata disponibile ad ascoltarmi e io, ascoltandola, ho scoperto in lei un’anima meravigliosa. Per farla breve, ci siamo innamorati l’uno dell’altra. Così, senza sapere nemmeno come siamo fatti fisicamente, senza nemmeno esserci scambiati una foto. Trascorriamo le giornate ad aspettare, con ansia, che arrivi la lettera dell’altro (ci affidiamo alla posta, niente e-mail), poi cerchiamo un posto tranquillo in cui chiuderci a chiave e leggere, avidamente, le parole dell’altro. Poi devo nasconderle, anche, queste lettere, per non farmi scoprire. Mara mi chiede di incontrarci, io vorrei tanto ma sono pieno di sensi di colpa nei riguardi di mia moglie. Cosa devo fare?

Gia50


"Niente e-mail… Trascorriamo con ansia le giornate ad aspettare la lettera dell’altro…" Caro Gia50, questo suo amore mi sembra uscito da un feuilleton ottocentesco, e lo dico senza il minimo sarcasmo. Oggigiorno, pare, l’amore si deve "toccare" con mano subito; si deve poter consumare altrettanto subito; dopo di che, con la stessa facilità, spesso si "butta via". Lei e la sua Mara mi fate ben sperare nel futuro, o forse dovrei dire… nel passato, a giudicare dalla vostra età (che è più o meno la mia…). Un consiglio? Non abbiate fretta di vedervi! Natalia

Korvatunturi, 1 aprile 2004
Carissimo Giacomo,
oggi è il mio giorno fortunato! Stamattina stavo uscendo dal supermercato, quando mi si sono parati davanti tre signori dall’aspetto strano: mori, non tanto alti. Stranieri, insomma. Il primo era vestito da postino, il secondo reggeva in spalla una telecamera e il terzo gli veniva dietro con i cavi e tutto il resto.
"Lei è la signora Plumcake?" m’ha chiesto il postino sorridendo. Io devo essere diventata rossa come la confettura di lamponi che avevo nella busta della spesa e ho risposto un mezzo sì. Il postino m’ha detto che aveva una lettera per me, da parte di una trasmissione televisiva italiana, alla quale mi si invitava a partecipare perché c’è una persona che vorrebbe incontrarmi!! Insomma mi hanno invitato alla trasmissione di dopodomani: mi pagano il biglietto aereo e le altre spese di viaggio e anche l’albergo e il ristorante… Oh, Giacomo, avrai speso un capitale! Di tutti i modi per conquistare una donna questo è senz’altro il più… italiano, davvero, che io possa immaginare. In tivù, davanti a milioni di persone, nella patria di Giulietta e Romeo… Oh, conterò i minuti che mancano a dopodomani: m’hanno detto che prima dovrò vedere il messaggio filmato del mio interlocutore e poi potrò scegliere se accettare o no di… vederlo. Secondo te?
Ora ti lascio. Mi sbrigo a impostare queste righe e poi preparo un po’ di bagaglio per domattina: ho il volo da Helsinki alle 14.30. Tua,

Mara

L’ECO DELLA PADANIA
Spettacoli 4 Aprile 2004

LA DE FILIPPI SOSPENDE C’È POSTA PER TE

Clamorosa puntata, ieri sera, a C’è posta per te di Maria De Filippi. Una partecipante, la finlandese Mara Plumcake di 55 anni, è stata colpita da malore appena visto sul display il volto della persona che aveva chiesto di incontrarla. Era il volto di suo marito, Matti Joulupakka, fuggito dalla loro casa in Lapponia a metà dicembre, sembra con una donna molto più giovane. Il 59enne finlandese si era rifugiato in Toscana, in un casale vicino Volterra reso disponibile da certi amici della sua giovane fiamma, deciso a costruirsi una nuova vita. Poi, preso dalla nostalgia (o solo dalla fine della sua relazione extraconiugale), ha pensato di riconquistarsi un posto in casa e nel cuore della povera Mara, attraverso la nota trasmissione della De Filippi. Che, infuriata per l’imprevisto colpo di scena, ne ha fatto sospendere immediatamente la messa in onda, mentre la sig.ra Plumcake veniva trasportata al policlinico Umberto I dov’è stata trattenuta per accertamenti.

ROMAFONOAY41E3MP

SIG.RA MARA PLUMCAKE

POLICLINICO UMBERTO I – MEDICINA GENERALE

VIALE REGINA ELENA

00185 ROMA

"PER NON PARTIRE COME SE, IN FONDO, FOSSE UGUALE"... :

NON TI MUOVERE! ARRIVO E TI PORTO VIA!!

GIACOMO

Tratto da "L’anno lunare" di Mauro Pianesi, ed. Eumeswil

email: pianesi@libero.it








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 23 dicembre 2007