Il razzismo quotidiano

Teo Lorini



Il pogrom delle Vallette a Torino e il massacro razzista messo in atto a Firenze dal frequentatore di Casa Pound portano in superficie un groviglio di ferocia ctonia in cui si fondono pregiudizi antichi, delirante propaganda securitaria e vent’anni di cattiveria istituzionalizzata dai partiti – la Lega in testa – che rivendicano la loro unica specializzazione: quella di stimolare il Male che c’è in ciascuno di noi, ponendo l’accento sulle presunte differenze ontologiche ed etiche tra i popoli del cosiddetto (e sempre più evanescente) benessere e quelli spinti a migrare dal bisogno e dal rischio concreto di perdere non cento o cinquecento euro ma la vita stessa, quelli che per salvare ciò che noi diamo per scontato portano fin qui “le loro antiche facce da poveri, la loro disperazione, la loro puzza” e ci rammentano l’esistenza di un bisogno più profondo e primordiale.

A commento dei fatti di Firenze, ripropongo un commento del sociologo senegalese Aly Baba Faye tratto dal sito Stranieri in Italia [T.L.]:

«Lo sfondo razzista di quello che è successo è evidente. L’assassino si è andato a scegliere le sue vittime al mercato, sapendo di trovarle al lavoro. Ha aperto il fuoco contro un bersaglio semplicissimo, gli ambulanti con la pelle nera».
Aly Baba Faye, sociologo e leader storico della comunità senegalese, si dice ‘sconvolto’ per la strage di Firenze, ma analizza con lucidità il contesto in cui è maturata: «Negli ultimi anni in Italia si è seminato molto razzismo, la diversità è diventata un male, l’immigrato la vittima da sacrificare. C’è stato un crescendo che ha legittimato il razzismo, con la politica che insisteva sulla sicurezza e sulle espulsioni, trasformando gli immigrati in una minaccia».
Vede un filo conduttore tra i casi di Torino e Firenze?
«Certo. La sedicenne che sente sempre parlare male degli zingari, quando si deve inventare uno stupro dà la colpa ai rom e altri vanno a bruciare il loro accampamento. Un folle di estrema desta che spara sugli immigrati sono la mano armata di un pensiero seminato da anni. Siamo davanti alla punta di un iceberg, il problema non è solo la punta, ma tutto l’iceberg».
La crisi economica aggrava questa situazione?
«La crisi economica è terribile e si rischia di scivolare in un clima pesantissimo. La gente non ne può più, è preoccupata e trova negli immigrati un comodo capro espiatorio. Diventi colpevole per il solo fatto di essere rom, extracomunitario, nero. È un continuo fiorire di insulti e ci vuole poco per passare dalla violenza verbale a quella fisica. Sempre più spesso si premette la frase “io non sono razzista, ma…” a discorsi davvero atroci contro gli immigrati».
E gli immigrati denunciano?
«Macchè, ormai sono quasi assuefatti a questo clima diffuso. È una sconfitta per chi lavora da anni nell’antirazzismo. Qualche giorno fa ero su un autobus a Brescia e un gruppo di ragazzini ha snocciolato davanti a me una ricca serie di luoghi comuni contro musulmani e neri. Lo hanno fatto sfoggiando un arsenale di linguaggio che dimostra quanto le nuove generazioni abbiano assorbito il profilo del ‘mostro’ che ci è stato cucito addosso».
Come crede che reagirà la comunità senegalese a quello che è successo oggi?
«Oggi ho sentito molti ragazzi di Firenze e c’era tantissima rabbia. Non si può pensare che gli immigrati subiscano sempre in silenzio, pensiamo a quello che è successo a Rosarno. Servono messaggi distensivi, perché non si scivoli in una protesta violenta. Le istituzioni dovrebbero stare particolarmente vicine alla comunità in questo momento».

Elvio Pasca


UN PENSIERO SU “IL RAZZISMO QUOTIDIANO”
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pubblicato da t.lorini nella rubrica il dolore animale il 14 dicembre 2011