Volto.

Tiziano Scarpa



Ammicco come un cretino a tutti i bambini piccoli che incontro per la strada, abbozzo qualche boccaccia comica di nascosto dai loro genitori. I pargoli mi guardano con gli occhi sbarrati da sopra una spalla di papà, o seduti nel carrozzino. Sono un funzionario del volto, li educo a familiarizzarsi con questa superficie piena di ferite non rimarginate; palpebre e labbra sono stimmate che non ce l’hanno fatta a cicatrizzarsi, con la loro mobile inquietudine non fanno che esprimerne il rammarico; ma non stare mai ferme non fa che rimandare la possibilità di sigillarsi una volta per tutte. Con una bambina di due anni ho giocato a far rimbalzare i nostri sguardi nello specchio dell’ascensore oltre madre e nonna, poi ho alzato il naso all’insù: sorpresa!, sopra di noi c’era un altro specchio: ci siamo visti pendere dal soffitto, a testa in giù, le nostre facce scese in perlustrazione dal cielo, incredule, a scrutare sé stesse.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 15 dicembre 2007