Quando la sinistra se la prende con i bambini ebrei

Laura Eduati



Esiste, a sinistra, un’anima colma di rancore verso Israele. Così forte è questo rancore – molti potrebbero chiamarlo odio – che la profonda commozione per l’uccisione dei tre bambini ebrei a Tolosa diventa, per coloro che provano questo sentimento, un fastidio, una esagerazione, una gonfiatura mediatica. “Forse gli europei aprono i loro telegiornali con la notizia dell’assassinio di bambini palestinesi da parte dell’esercito israeliano?”, si chiedono nei social network gli anti-israeliani, che tentano dunque di sminuire la barbara esecuzione nella scuola ebraica francese, come se inseguire e uccidere dei bambini fosse un’azione certamente terrificante, ma comunque differente a seconda della religione di appartenenza di quei piccoli.

Questo, diciamolo, si chiama razzismo. E di questo razzismo in chiave anti-israeliana è piena la sinistra. Non usiamo la parola “anti-semita”, nonostante in questo caso non sarebbe fuori luogo: i bambini di Tolosa non erano israeliani, erano bambini che parlavano francese e vivevano in Francia. L’unica loro colpa, per l’assassino con la telecamera, era quella di portare la kippah e appartenere alla minoranza ebraica. Pare che questa sia la loro colpa anche agli occhi dei filo-palestinesi: quanto chiasso per dei piccoli ebrei!

Il fatto è che questa parte della sinistra, la sinistra anti-israeliana, ha ragione. Ma soltanto in un punto: è vero, quando muoiono dei ragazzini palestinesi per colpa delle bombe israeliane, raramente ci stracciamo le vesti. È molto difficile, anche se accade, che i media occidentali vadano a cercare le famiglie di questi bambini morti per conoscere da vicino il loro dolore, e nessun Sarkozy con Carla Bruni al seguito accorre in visita alla comunità dolente. È verissimo. Così come pochi europei si sono scandalizzati quando lo stesso Sarkozy decise di espellere i rom dalla Francia. In Italia è passato sotto silenzio uno studio agghiacciante condotto sui bambini rom vittime degli sgomberi a Roma: la maggior parte ha sviluppato angosce, depressione, difficoltà cognitive.

Invece di sperare che la mattanza di Tolosa venga rapidamente dimenticata così come vengono dimenticati i bimbi palestinesi e rom, sarebbe auspicabile rovesciare il discorso e chiedere maggiore rispetto – anche nei media – per la vita dei bambini, per la vita tout court. E questa sinistra avvelenata dallo spettro israeliano dovrebbe porsi molte domande. Prima fra tutte: un bambino può sopportare il peso dei pregiudizi degli adulti? Avremmo reagito in questo modo se i bambini di Tolosa fossero stati figli di migranti maghrebini? Penso davvero che se i media dedicassero scarsa attenzione alla strage nella scuola francese automaticamente salirebbe l’attenzione verso le condizioni dei palestinesi?

Pubblicato il 20 marzo 2012 su Gli Altri Online








pubblicato da g.fuschini nella rubrica emergenza di specie il 21 marzo 2012