L’altoforno e gli innocenti

Guido Seborga



Pensando al tragico incidente sul lavoro di questi giorni a Torino ci è venuto in mente l’incipit del romanzo Gli Innocenti (1961) di Guido Seborga, che racconta le lotte operaie all’Ilva di Savona all’inizio degli anni cinquanta. Il romanzo è stato ristampato lo scorso anno dall’editore Sabatelli con la collaborazione della Società di Storia Patria di Savona, che lo ha voluto ricordare con un convegno in occasione dello smantellamento di quanto restava di quegli storici impianti siderurgici. Al volume è stato anche assegnato il premio "Libro Ligure dell’Anno" 2006.

Ecco le prime pagine del romanzo, che sembrano davvero provenire da un mondo e da una letteratura lontani. E invece... (Sparajurij)

Matteo per ore chiuso nella fabbrica era straziato dal lavoro; e non poteva permettersi la minima disattenzione. Doveva curare con sveltezza e abilità che i lunghi e infuocati fili di metallo incandescente che uscivano dal forno si deponessero sugli schermi dopo aver paurosamente volteggiato in aria. I suo gesti precisi costringevano il filo al suo posto; la sua fronte era madida di sudore; il suo volto dai tratti salienti come arrossato dal fuoco.

I compagni di lavoro, Milano, Flico, Giovanni, non perdevano mai una battuta, e armonizzavano nel lavoro i loro movimenti funzionali, che li stancavano. La porta del forno aperta sembrava un braciere ardente, ed emanava un caldo insopportabile. Le loro bluse azzurre e nere di grasso, logore, davano ai loro corpi uniformità; ma i volti erano diversi, gli occhi esprimevano la loro personalità, come affilata dal pericolo: se un filo sfuggiva alla presa di uno poteva avvolgere bruciare mutilare la carne loro. Due inservienti entrarono nel reparto, Carlo che mancava di un braccio, Mario che zoppicava; entrambi erano stati mutilati in giorni diversi, ma sempre verso la fine del turno, quando un attimo di disattenzione, dovuta alla fatica, può essere fatale all’operaio. Si misero a pulire un forno che era spento.

Carrette piene di rottami di ferro giungevano nel reparto, e il forno acceso inghiottiva tutto il materiale; si era in piena lavorazione, gli uomini si prodigavano senza un attimo di pausa.

La fabbrica sorgeva tra i vecchi fortilizi di Savona, in riva al mare, dalla parte opposta di un ampio cortile c’erano gli uffici che confinavano con la banchina del porto, e il terreno era attraversato da rotaie per i vagoni che giungevano dalla stazione, e c’erano ponti e gru per scaricare ferro dalle navi o dai vagoni ferroviari. Un alto muro impediva ogni visione, verso terra, di fronte il mare aperto. Quest’ubicazione dava agli uomini il senso d’essere come interrati; solo sopra il cielo azzurro era visibile.

Era una lucente mattina invernale, il mare blu scuro, l’aria fredda. Gli operai non s’accorgevano che esistesse un mondo esteriore. Matteo soprattutto aveva perfezionato se stesso rendendo i suoi gesti sempre più sintetici e necessari: era diventato il migliore operaio del forno.

Ne faceva interamente parte, la sua vita era lì, ciminiere, altiforni, gasometri, rottami, sacchi di coke, montagne di carbone, acciaio effervescente, rigòla di ghisa liquida, il forno durante la colata. Ogni giorno la vita ricominciava per tutti tra quelle mura, dura e difficile, senza possibile evasione.

Solo quando il turno era finito potevano andare sullo spiazzo e guardare il cielo; sedersi su qualche rottame di ferro, aprire la valigetta che conteneva il cibo; bere golate di vino, refrigerio per le gole arse e assetate. A poco a poco le loro membra si distendevano; cominciavano a pronunciare qualche parola.

Il più loquace era Flico, giovane di ventidue anni; il più invariabilmente taciturno era Matteo, alto e magro, uomo sui trentacinque anni; Milano e Giovanni si adattavano facilmente al silenzio o ai discorsi dei compagni. Ma tutti erano accomunati dal sacrificio, un battaglia quotidiana che non aveva mai termine, che durava quanto la loro vita; da anni mesi ore minuti, sempre così, ineluttabilmente.
(...)








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 11 dicembre 2007