Alieno.

Tiziano Scarpa



Leggo la lettera dedicatoria di una raccolta di concerti del mio musicista preferito. Il biografo avverte che è piena di espressioni che erano assai convenzionali all’epoca in lettere di quel tipo. Eppure leggerla mi commuove. Come mai? Non per il contenuto, noioso. Né sto entrando in intimità con il suo pensiero originale, visto che probabilmente ha copiato frasi di qualcun altro. Meno che mai sono il destinatario di quello scritto (un nobile da ringraziare per i soldi che ha sganciato). E allora, da dove viene questa emozione? Sto attraversando le stesse parole che ha attraversato lui. Che non fossero del tutto sue è ancora più probante (lui le ha trascritte, loro lo hanno trapensato). Dentro queste parole che ho sotto gli occhi adesso, lui ci ha abitato, vi ha prestato attenzione e senso. Alla fine, non è forse questo l’unico rapporto possibile fra chi scrive e chi legge? Lo scritto è alieno, ma lo contempliamo insieme, autori e lettori, ce ne lasciamo attraversare.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 7 dicembre 2007