"Libertemos os animais"

Carla Benedetti



Succulente, romanzo di Luisa e Fulvio Ervas (Marcos Y Marcos, pp. 235, E. 14,50). Un giallo ambientato in un orto botanico di Lisbona (un’"arca per vegetali") e nel santuario di Fatima (altra arca, per le attese di miracolo degli uomini)? Oppure una trama corale e misteriosa di "molecole volatili" che vagano nell’aria, sulle dune delle lunghissime spiagge portoghesi? Di certo il romanzo Succulente, di Luisa e Fulvio Ervas, ha uno strano fascino, che lo rende diverso da ogni altro. Forse è per l’intreccio delicato e sorprendente di vite, non solo umane, ma anche animali e vegetali (tra cui spiccano le piante grasse, le "succulente" del titolo). O forse è per l’atmosfera umida e visionaria della "location": in prossimità dell’oceano, cioè in una zona di frontiera, sia geografica chee mentale, ai confini tra natura e cultura, tra noto e ignoto, persino tra la vita e la morte (c’è una situazione che può ricordare quella di Ubik di Dick e anche un ragazzo infermo simile a un "precog"). C’è poi l’irruzione dell’infinitamente grande (un frammento di meteorite che si dice abbia in un secondo incenerito la mano di uno dei personaggi) e dell’infinitamente piccolo (i pollini, le "vibrazioni vitali" delle piante) che rompe la dimensione convenzionale in cui siamo abituati a vedere le vicende degli uomini e la loro storia. Su questo scenario più vasto trovano posto anche i superstiti sogni di cambiamento e di giustizia che si condensarono nella cosiddetta rivoluzione dei garofani. Sui muri di Lisbona, per diversi anni, comparve una strana scritta: "Libertemos os animais", liberiamo gli animali. Ma il suo vero significato non fu compreso - sostiene uno dei personaggi. Era infatti "un messaggio rivolto a tutti noi".

Di Luisa Ervas avevo recensito due anni fa, in questa stessa rubrica, il romanzo di esordio La lotteria, che mi era parso un piccolo gioiello dell’arte narrativa. Allora il nome di Fulvio, fratello di Luisa, non figurava in copertina, ma leggendo Succulente, che è firmato da entrambi, si capisce che ne era già il coautore. Un duo evidentemente molto affiatato, che condivide timbri emotivi e memorie di racconti sentiti durante l’infanzia.

(testo pubblicato in versione un po’ più breve su "L’Espresso" del 29 novembre 2007)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 4 dicembre 2007