Letteratura autobiografica/2

Silvio Bernelli



Tutti gli scrittori, o quasi tutti, a un certo punto della propria vita scrivono un’autobiografia. In qualche caso, e particolarmente se si tratta di autori famosi, lo fanno più per incassare il congruo assegno dell’editore che per il reale interesse di raccontare qualcosa di sé, di guardare nella persone che sono state e trarre un bilancio di ciò che sono diventate. Armi migliori per portare a termine quest’operazione di disvelamento a se stessi, per mettere in scena il rapporto esistente tra uno scrittore e il suo passato, rimangono quelle che la letteratura fiction mette a disposizione dell’autobiografia. Ne è un esempio, peraltro assai particolare, "Un pedigree", dello scrittore parigino Patrick Modiano, pubblicato in Italia da Einaudi. Già vincitore del prestigioso premio Goncourt nel 1978 con "Rue des boutiques obscures", Modiano, nato nel 1945, dedica gran parte della propria storia ai difficili rapporti con il padre: un borsanerista ebreo di origini italiane, intento a campare sfuggendo le persecuzioni razziali nella Parigi occupata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
La madre, come il padre egualmente allergica agli obblighi genitoriali, è invece un’attrice di scarso successo. Attorno a loro, Modiano ricostruisce un mondo affollato di nobili decaduti, cambiavalute invischiati in mille traffici, ballerine espatriate russe e truffatori dai molti nomi. Altro protagonista delle memorie di Modiano è il fratello Rudy. Alla sua prematura scomparsa l’autore dedica uno dei rari squarci di emozione del racconto. Scritto a passo di carica con una prosa scavata e compatta, ricca di frasi brevi e in molti casi anche prive di verbi, "Un pedigree" sembra il risultato di una pratica da chiudere prima possibile. Un modo per spedire nel dimenticatoio una volta e per sempre una stagione disseminata di delusioni affettive, collegi inospitali e liti tra genitori separati. Fabbricato per accumulazione di situazioni, nomi e personaggi, nella sua spietata e vagamente notarile ricostruzione del passato, "Un pedigree" utilizza persino stralci di lettere e rapporti di polizia. Con simili artifici narrativi Modiano mette in scena un libro assai solido e un rapporto con il proprio passato non del tutto risolto. Solo nel passaggio su pagina la difficile giovinezza di Modiano sembra acquistare il valore cruciale di periodo di formazione intellettuale, per quanto, comunque, più subita che cercata.








pubblicato da g.fuschini nella rubrica libri il 27 novembre 2007