Oggi è il compleanno di Carlo Collodi

Tiziano Scarpa



Oggi è il compleanno di Carlo Collodi. Mi ha reso felice la mossa di Sergio Nelli che lo ha ricordato con semplicità, elencando le tappe fondamentali della sua vita. Per me Collodi è un eroe, e quando ne parlo in pubblico, ogni volta che posso, mi sorprendo di quanto poco lo conoscano gli italiani. Collodi è figlio di un cuoco e di una sarta a servizio di una famiglia di ricchi, un bambino destinato all’ignoranza che conquista la scrittura, un proletario che si sentirà sempre escluso dal giro degli intellettuali che contano, un fondatore di riviste politiche chiuse dalla censura, uno scrittore sperimentale che pubblica un romanzo la cui lettura è calibrata per durare quanto il tragitto in battello descritto dal libro stesso, un soldato volontario che combatte due guerre, la seconda volta facendo carte false, barando sull’età pur di farsi arruolare, un uomo messo in caricatura come paranoico mentre nel periodo che precede il plebiscito per l’adesione della Toscana al Regno d’Italia teme fondatamente ritorsioni dai reazionari, un cronista che constata come l’alfabetismo sia uno strumento di oppressione, così per affascinare i bambini e fargli amare la scrittura si mette a tradurre fiabe nell’italiano vivace, plastico, appena reinventato dall’incontro manzoniano fra la letteratura e la lingua parlata, scrive manuali scolastici talmente belli che il ministero li esclude dai testi adottati perché gli scolari si divertono troppo leggendoli, inizia un racconto a puntate che porta il "Giornale per i Bambini" all’inaudita tiratura di 25 mila copie, lo intitola La storia di un burattino, c’è un bambino di legno ossessionato dalla paura di prendere fuoco, gli bruciano i piedi, lo vogliono gettare nel focolare, lo inseguono gli assassini, nell’ultimo capitolo muore impiccato a un albero, si ricongiunge alla sua natura di legno inerte, basta, stop, finita l’illusione, morta ogni speranza, questo provoca una sollevazione nei lettori, persino la figlia di Carducci gli scrive supplicandolo di salvare il bambino di legno, e allora Collodi accetta di continuare, questa volta fa vivere al suo bambino il terrore di essere divorato, sta per finire fritto, viene mangiato due volte, Pinocchio è foderato di morte, assillato, angosciato, braccato dalla morte, Collodi aveva nove fratelli, sette sono morti da piccoli, nessuno lo sa, di Collodi gli italiani non sanno niente, niente di niente, di Pinocchio non conoscono l’incontro col serpente né il pescatore verde né il volo sul colombo, gli italiani inneggiano a Comencini che ha trasformato la bambina dai capelli turchini nella solita mamma morta, gli italiani hanno bisogno della pappa pronta, si occupano di Pinocchio solo se glielo servono in tavola Disney, Bennato, Benigni, gli italiani non leggono Collodi, agli italiani interessa il calcio.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 24 novembre 2007