Autodigestione.

Tiziano Scarpa



Nel cortile dietro casa si è spogliato l’albero che sporge dal giardino dei vicini. Un mese fa, dai rami pendevano decine di vesciche colme di liquame putrefatto (autunno: autodigestione della natura). Con quella pelle sottilissima, trasparente, si spiaccicavano a terra, sbavando melassa appiccicaticcia. Puzzavano di morto. Attiravano insetti mai visti, certamente nati dalle crisalidi dei vermi che mangiano i cadaveri. Ho grattato via dal selciato una cinquantina di cachi con una scopa di saggina e ammoniaca, per ore. La tempesta di vento della settimana scorsa ha avuto ragione anche dell’ultima generazione di foglie, e dei sei o sette cachi superstiti, ancora sodi: piombando sul selciato si sono spaccati a metà. Questi qui richiamano esseri più nobili, i passeri vengono a becchettarli. Mentre gli svolazzano intorno frullano le ali vicino al suolo. Le foglie morte cercano di imitarli, si alzano da terra e accennano anche loro qualche battito d’ali, poi crollano esauste.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 21 novembre 2007