Quanto è costata Genova

Tiziano Scarpa



E così, sei anni fa Genova ha trasformato i no global in metamovimento: il movimento che era nato per rendere questo pianeta più giusto, da allora si ritrova costretto a chiedere giustizia innanzitutto per sé.

Prima del luglio 2001, opporsi al G8 significava: rimettere in discussione come è organizzata la vita in Occidente e dappertutto, togliere la delega ai governi asserviti agli affaristi, non sopportare più le differenze fra chi sta bene e chi ha fame.
Dopo quei giorni, quando si dice G8 si intende: gas velenosi, spari in faccia, poliziotti torturatori.

Le priorità del movimento.
Prima di Genova: contestare la politica economica.
Dopo Genova: trovarsi buoni avvocati.

Come non sostenere la richiesta di giustizia per gli orrori di Bolzaneto e della Diaz? Certamente sì, e con tutte le mie forze.
Ma il rammarico è grande. Alla fine, la sensazione è che i no global siano caduti in una grande trappola. Ingenuamente? Consapevolmente?

Per carattere e generazione, io non credo alle manifestazioni. È un mito che mi è del tutto estraneo. Non ho mai partecipato a una manifestazione in vita mia. Credo nell’impegno quotidiano, individuale e di gruppo. Mi spiace, ma non sento il bisogno di mostrarlo in piazza. Non so che farci. Mi sembra poco utile.

La mia convinzione è che a Genova nel 2001 i no global abbiano ceduto alla logica spettacolare della parata, uguale e contraria a quella dei capi di stato. Il G8 dei politici è stata un’ostentazione, a cui i no global hanno voluto opporre, specularmente, un’altra ostentazione. Ben sapendo che si sarebbero mischiati a infiltrati e vandali provocatori, e che la propaganda avversa avrebbe avuto gioco facile nell’assimilarli a essi. I precedenti nelle altre città in cui si era già svolto il G8 erano chiarissimi.

Mi hanno colpito alcune rivelazioni giornalistiche sulla famigerata "violazione della zona rossa": il gesto simbolico dei Disobbedienti sarebbe stato contrattato con la questura, ma poi la polizia non ha rispettato i patti. Se fosse confermato, mostrerebbe la sostanza puramente esteriore di certi gesti: non una vera violazione, per quanto simbolica, ma una messa in scena, concordata fra le parti.

Invece la fiction si è rotta, sostituita dall’inferno del reale. La manifestazione che chiedeva giustizia economica per i paesi poveri ha dimostrato involontariamente che uno dei paesi più ricchi e civili della Terra non è completamente democratico, che parti di alcune istituzioni italiane sono ancora fasciste, che le cosiddette forze dell’ordine pullulano di criminali, torturatori, sadici, nonché bugiardi e fabbricatori di prove false contro cittadini innocenti.

Da allora, il movimento che vuole cambiare il mondo impiega gran parte delle sue energie nel cercare di cambiare le imputazioni processuali a suo carico.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 19 novembre 2007