L’esperienza del corpo

Lea Melandri



La maggioranza delle violenze contro le donne avviene in famiglia, nel luogo che sarebbe deputato all’amore. Una donna da sempre e tuttora considerata un corpo, il corpo di madre, che accudisce altri corpi. L’allontanamento dal ruolo di madre scatena la violenza. La necessità che i maschi comincino a occuparsi dei corpi. Intervento di Lea Melandri sull’ultimo numero di Una Città.

La violenza contro le donne c’è da sempre, quotidiana, apparentemente inarrestabile. Il dibattito sul tema si è riacceso a partire da quella che nell’estate 2006 è stata presentata dai mass media come un’emergenza, ovvero una serie ripetuta di violenze nelle città, in particolare a Milano. Il problema tuttavia non nasce oggi, né riguarda -come alcuni preferirebbero, e come è stato scritto sui giornali- l’immigrazione, cioè la presenza di culture che appaiono arretrate rispetto alla condizione femminile. I dati che cominciano da alcuni anni a circolare, nei rapporti internazionali, segnalano una verità scomoda e inquietante, da cui preferiremmo distogliere gli occhi, cioè che la violenza avviene soprattutto nelle case, il che significa che entra nei rapporti più intimi e va a confondersi con l’amore.
La riflessione che ne consegue, ma che raramente emerge, è che l’uomo si accanisce contro il corpo cui deve la nascita, le prime cure, le prime sollecitazioni sessuali. Mi domando il motivo di questo silenzio, perché ritengo che, al contrario, sia importante esprimersi sulla confusione tra violenza e amore, tanto più che, probabilmente, è proprio questo tragico annodamento che impedisce alle donne di riconoscere la violenza. Se non la denunciano, spesso non è per paura, bensì per il fatto che non la sanno ancora distinguere dall’amore.
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L’intervento continua qui.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica condividere il rischio il 15 novembre 2007