Verderame

Carla Benedetti



Verderame di Michele Mari è un breve romanzo minerale, allo stato fluido. Lo si legge d’un fiato ma poi rimane a "respirare" dentro all’animo per giorni, come una cosa viva - proprio come il veleno turchese nominato nel titolo, una volta sciolto in acqua. Ha una storia trascinante, un po’ gotica e un po’ darwiniana, con lumache rosse (l’Arion rufus) più grandi del normale, forse carnivore, e un mistero da sbrogliare.

Ma soprattutto ha un personaggio indimenticabile, una figura potente, nello stesso tempo ributtante e tenera, che si esprime in una lingua compatta e spiazzante. Si tratta di un vecchio giardiniere con il volto deturpato da una voglia violacea, le palbebre incollate dalla "resina" della congiuntivite, che lancia sputi giganteschi, maneggia il verderame senza guanti e fa eccidi di lumache con la vanga, mentre il mondo gli si sta man mano restringendo attorno. Il "mostro" infatti sta perdendo la memoria.

Il narratore tredicenne, che si chiama Michele e ha già letto moltissimo (da Stevenson a Darwin) gli insegna a ricordare i nomi attraverso gli oggetti, scatenando una sensibilità quasi medievale per le parole, sentite e usate come cose, oltre che una ricerca nel recente passato della villa e del paese.

Il dialogo tra i due è emozionante.

E poi c’è un senso ctonio, anch’esso minerale, della storia, le cui verità tornano su dal sottosuolo, dai buchi nel pavimento delle cantine e da quelli della memoria, in un’Italia che tende invece a rimuoverle, aiutata in questo dagli sceneggiati televisivi di quei tardi anni ’60 (i cui attori vengono ricordati in gran numero).

Scrittore di grande talento, Mari sembra qui persino oltrepassarsi, bruciando ogni residuo di preziosità letteraria, e usando non culturalisticamente, ma quasi da naturalista, la sua stessa sapienza delle parole (un esempio: "… lo scuoiamento dei conigli, la cui cruenta pelliccia …", dove l’aggettivo "cruenta" attribuito a "pelliccia", in finta ipallage, riporta in vita un significato in disuso).

(Uscito su "l’Espresso" del 2.11.2007)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 13 novembre 2007