Milano 1848 / Genova 2001

Michele Barbolini



Si dice ora che fu sparato per caso, o per sbaglio, o per intemperanza dei singoli, o per legittima difesa, sia pure in eccesso. Si dà la colpa allo Slivovitz, si cerca di dividere le responsabilità fra le due parti, al cinquanta per cento. Troppa la provocazione dei milanesi, troppa la reazione della Polizei. Sono i soliti discorsi che si fanno dopo, quando si vuole stendere un velo sopra la verità, che scomoda molta gente.

Ebbene io posso dire con sicurezza che quei due morti del due di Gennaio sono stati previsti e voluti e deliberatamente calcolati dal cinismo di Fatebenefratelli e del famigerato Bolza. Si è voluto dare una lezione alle teste calde; riportare le pecore (che pecore non sono) all’ovile dell’obbedienza. È stata una cosa tutta programmata a puntino, a cominciare dalla distribuzione straordinaria, in caserma, del tabacco e dell’acquavite. E difatti la provocazione è continuata nei successivi giorni di Gennaio, allargandosi dal centro verso il circuito, prima dei Navigli e poi dei bastioni.

[Luciano Bianciardi, Ai miei cari compagni, Stampa alternativa, 2007]

Nel volumetto appena stampato, Bianciardi ricostruisce come in un diario i fatti del gennaio 1848. A Milano c’è lo sciopero del fumo per boicottare il monopolio asburgico sul tabacco. Seguono provocazioni da parte degli austriaci, piccoli tafferugli che esplodono in città fino a quando arriva la reazione dei Polizei, gli spari e due corpi che restano a terra: un bimbo di 4 anni e un vecchio di 74.

1848 / 2001. Milano / Genova.

Certo il Bolza e lo Slivovitz non c’erano al G8, ma qualche loro degno erede sì. E al posto degli austriaci, dell’invasore straniero, cittadini italiani in divisa, contro tutto e tutti.

Nel 1848 non esistevano fotografie o videocamere. Era molto più facile allora mettere tutto a tacere, falsificare l’andamento dei fatti. Eppure i resoconti dei testimoni, le lettere, i diari, come quelli studiati e ripercorsi da Bianciardi, ci permettono di conoscere e ricordare.

Il G8 invece è stato un enorme evento mediatico: migliaia di immagini, filmati e registrazioni hanno mostrato al mondo quanto è successo in quei giorni. La Commissione parlamentare di inchiesta affossata nei giorni scorsi, avrebbe dovuto consegnare alla storia la verità di quel che è accaduto a Genova nel luglio 2001, la verità mostrata in tutte quelle testimonianze. Ma è una verità scomoda, perturbante e dolorosa. Meglio allora archiviarle quelle immagini, chiuderle in file e faldoni il più a lungo possibile. La gente ha poca memoria, dimenticherà anche questo.

Nel suo prossimo libro, Walter Veltroni ci spiegherà che in fondo è andata bene così.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 8 novembre 2007