Umanità.

Tiziano Scarpa



Ho buttato via una borsa piena di appendini (o grucce, come li chiama qualcuno). Sembravano un mucchietto di clavicole. Poi sono uscito a comprare due forme da scarpe, per metterle dentro un paio che mi sta un po’ stretto. Così ho fatto caso alla parentela fra appendini e forme da scarpe. Sono gli unici oggetti che indossano i nostri abiti, li sostengono dall’interno (infatti in certe regioni gli appendini li chiamano anche ometti). Sono surrogati di scheletro. Ci conoscono, si mettono nei nostri panni, o, come dicono gli inglesi, in your shoes. Immagino un teatrino in cui ogni marionetta è fatta solo di due forme da scarpe e un appendino: tutto sommato, una rappresentazione dell’umanità che ci farebbe onore (sembra più adatta a un dio). Aspirare a essere piedi e spalle: accorrere e sopportare, mettersi in cammino e farsi carico: piedi e spalle, nient’altro – e un ricciolo di metallo al posto della testa, a forma di punto di domanda.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 8 novembre 2007