Lettera di Pierino a Manolo

Pierino Morlacchi



È uscito in questi giorni il libro di Manolo Morlacchi La fuga in avanti, ricostruzione e testimonanza di una vicenda familiare (quella del padre Pierino che nel 1970 partecipò con Curcio alla fondazione delle Brigate Rosse, della madre Heidi Peusch originaria della DDR, dei dieci fratelli e di tutta la famiglia Morlacchi) che è però anche storia di un quartiere di Milano, il Giambellino, e straordinaria sintesi del percorso del movimento operaio del Novecento dall’antifascismo, alla resistenza, alle prime spaccature dentro il PCI. Spezzando le mistificazioni storiche e ideologiche, Manolo Morlacchi scrive la storia di un’educazione politica, civile e sentimentale di cui la lettera di Pierino Morlacchi al figlio quindicenne che lo è andato a trovare da solo nel carcere speciale di Cuneo, qui pubblicata, è un esempio commovente.

Manolo Morlacchi, La fuga in avanti, Agenzia X, pp. 216

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Carcere di Cuneo, gennaio 1985

Ciao mio bel "ragazzo" e un felice anno nuovo. Lo sai che mentre leggevo la tua lettera e quella di Ernesto, mi sono spuntate due lagrimucce?
Erano di gioia e di orgoglio. Gioia, perché ho vista confermata la tua maturità, il tuo passaggio dall’adolescenza alla maggiore età, la quale non è semplice somma di anni ma, come fai tu, è presa di coscienza della realtà sociale e dei problemi che essa pone: questa è maturità! Orgoglio, perché come padre mi esalti, come comunista mi entusiasmi e come amico mi stimoli a darti delle risposte serie a problemi che sono di tutti noi, dei nostri tempi, posti dalle nostre
lotte collettive, non singole.
Faccio subito una precisazione; né la mamma né io, abbiamo mai pensato di farti, anzi: di farvi (perché c’è anche Ernesto), diventare copie di noi stessi, cioè dei "grilli parlanti" obbligati a ripetere e percorrere parole e strade da noi già dette e percorse. Al contrario vi stimoliamo sempre a essere figli del vostro tempo, con i travagli che questo comporta, ma anche con la certezza di dare un contributo importante alla vostra formazione che, ricordati sempre, mio bel "ragazzo", non è una cosa data una volta per sempre, ma si va via via perfezionando accumulando esperienze, saperi e strumenti, i quali ti consentiranno di dare risposte giuste alle problematiche cui vai incontro. Questo è sempre stato il nostro impegno!
Un salto indietro per chiarire meglio, meglio ancora, per capire meglio certi periodi che ormai appartengono al nostro patrimonio di lotte. Concordo con te che non siamo più nel ’68, ma non siamo neanche più nel ’60, con tutte le lotte che ha portato con sé; il ’45, la "liberazione", è lontanissimo. Per non parlare poi della Grande Rivoluzione d’Ottobre. Come vedi, collocati temporalmente, questi "episodi", meglio sarebbe dire: questi cicli di lotte rivoluzionarie, sono distanti fra di loro, addirittura abbracciano l’intero mondo. Ma c’è un filo comune che li lega fra loro... la presa di coscienza della realtà di classe e la volontà ferrea di cambiare in senso progressista l’umanità.
Ecco uno dei punti da te toccati: come e con chi cambiare le cose! Sia chiara una cosa: nulla cambia, nulla muta di per sé; il tutto cambia sotto la spinta delle forze che hanno volontà e forza per farlo. Ma dico di più. Neanche la morte riesce a cambiarci in quanto essendo noi composti di materia ci ritrasformeremo in altra materia e così via finché esisterà una, anche minima, forma di vita.
Quindi è chiaro che dobbiamo essere noi, soggetti del nostro tempo, a dare tutto il nostro sapere, tutta la nostra forza, tutta la nostra conoscenza per far sì che le cose cambino in meglio.
Il problema, come tu giustamente fai risaltare, è quello di con chi fare le lotte, con chi allearsi, come già accennato sopra.
Ritorno un attimo ai primordi della lotta di classe. Tutti i milioni di proletari, di rivoluzionari che ci hanno preceduto si erano posti gli stessi dubbi e gli stessi problemi che ti poni tu, con la "sola" differenza che questi padri e fratelli non avevano dietro di sé un patrimonio di lotte, di vittorie e, sì, bisogna dirlo, di sconfitte che li potessero aiutare in qualche modo. Essi erano armati di pochi strumenti adatti a capire il momento che vivevano, ma animati da una grande volontà di riscattarsi dalla tirannia attraverso l’alleanza con altri ceti subalterni. Alleanza! Qui sta il problema! Lottare e costruire con tutti quelli che hanno a cuore un tipo di società migliore; non importa se al momento non si è d’accordo su tutto, l’importante è trovare punti d’incontro su cui costruire, poi, con le lotte e con la dialettica, riuscirai a superare tante contraddizioni e incomprensioni.
La "svolta decisiva": mio giovane, bello e adulto figlio, nel prosieguo della tua esistenza troverai, lì all’angolo della via immaginaria, cento, mille, diecimila "svolte decisive", ma starà sempre a te capire se è quella giusta, se vale la pena percorrerla. Io posso solo consigliarti in base alla mia esperienza e questa mi dice che devi continuare, con spirito di sacrificio, quello che hai iniziato. Devi affrontare la realtà, brutta che sia, con la convinzione di migliorare le cose e la certezza che la spunterai, assieme a tanti altri. In quanto all’impedimento hai ragione, però io sarei propenso a non drammatizzare troppo questo episodio; ce ne saranno ancora e forse più gravi. L’importante è che tu li collochi nella loro giusta dimensione. Non credere che andando a lavorare in fabbrica, in ufficio le cose siano migliori... troverai anche lì quelli che ti impediranno l’entrata se sei in ritardo; ma non solo questo, lì ti impediranno di esprimerti, ti impediranno di fare attività se non all’interno di organismi a loro fedeli. Lì non avrai più la possibilità di accumulare scienza e cultura, perché sarai sfruttato tutta la giornata per cinque giorni alla settimana. Poi, quando rientrerai alla sera, non avrai la forza di fare altri lavori. Sì, perché studiare è un lavoro molto più impegnativo e faticoso di tanti altri.
Ecco, mio buon Manolo, il mio pensiero, il mio parere, il mio consiglio. Ora sta a te trarne le giuste conclusioni. La mamma ti darà tutti i consigli e gli aiuti necessari a superare questo periodo. È molto brava la mamma e ti vuole un gran bene, devi quindi avere fiducia in lei.
Spero di essere stato abbastanza chiaro, ma se non hai capito qualcosa, scrivimi subito tutti i dubbi che ti risponderò immediatamente.
Ciao amore, aiuta sempre la mamma e l’Ernesto, da parte mia tutto il bene e l’amore che sono capace per te, per tutti voi. Saluta tutti i cugini e amici.
Tuo papà








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica libri il 7 novembre 2007