Nu Global.

Teo Lorini



Mentre curioso fra le scansie di cd, la proprietaria del negozio chiacchiera con un altro cliente. «Io sono una donna e sono femminista», precisa: «Ma con questa globalizzazione non si può più girare per strada». Il rapporto tra le due cose mi sfugge. Incuriosito, smetto di scartabellare. L’interlocutore, neanche a farlo apposta, ha posato sul bancone "Il Giornale" che oggi è avvolto in un inquietante cellophane rosso. Lui invece ha capito al volo e si affretta a darle ragione: «Tutti ’sti stranieri…». «Dove abito io è impossibile uscire di casa, ci credi?», riprende lei: «Ma se fai un discorso del genere lo sai cosa succede? Che ti senti dare della razzista. A me, capito? Che sono donna e femminista». Femminismo, globalizzazione, razzismo, politiche urbane… Vorrei dire tante cose ma la quantità dei temi, mischiati in un pasticcio così contorto, mi scoraggia.

Al momento di pagare, accade l’inaspettato: il lettore bancomat va in tilt e rifiuta la mia tessera. Armeggiamo freneticamente fra cavi elettrici e spinotti analogici, alla fine la titolare esclama «Cazzo, questi arnesi! Sono così comodi, ma quando s’inceppano…».
La macchinetta non si riprende e io non ho contanti. L’acquisto salta. «Certo», le dico uscendo: «che tu con la globalizzazione sei proprio sfortunata».
Mi segue con sguardo perplesso. Starò scherzando?








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 3 novembre 2007