"Rigodon" di Céline

Carla Benedetti



Finalmente si ristampa Rigodon in edizione singola (Einaudi, pag. 272, E 17,00, traduzione di Giuseppe Guglielmi, introduzione di Massimo Raffaelli). E’ l’ultimo libro del grande Louis-Ferdinand Céline, il più insubordinato e il meno ristampato dei classici, mai conciliante né semplificante nel cogliere il male dell’Europa e della modernità, e nel dire la verità che non si può dire, ribelle anche nella frase (sintassi e "civiltà" francesi spezzate dai tre punti, come tanti rametti).

Rigodon fu terminato da Céline un giorno prima della morte. Un testamento, forse, o un documento-visione. Vi si narra il suo ultimo viaggio, fatto in condizioni estreme. Nel 1944, dopo lo sbarco degli alleati, Céline è costretto a lasciare Parigi. Lo accusano di collaborazionismo, Radio Londra invoca la sua esecuzione. Fugge per la Germania in fiamme, bombardata dalla Raf. Con la moglie Lili e il gatto Bébert si sposta in treni di fortuna, pieni zeppi di disperati d’ogni lingua, tra macerie, fuliggine, fiamme colorate, ufficiali impazziti, bambini subnormali e una Storia che non si capisce.

A Hannover, appena bombardata e ancora tutta in fiamme, una locomotiva è schizzata in cima a una montagnola di ferraglia, dove ora se ne sta in bilico, pancia all’aria, con le dodici ruote all’insù. Una "locomotiva delle nuvole", che rovescia anche il nostro sguardo sul mondo, oppure lo allarga vertiginosamente nelle improvvise aperture d’orizzonte provocate dalle bombe nelle città crollate.

Il viaggio punta in direzione della Danimarca, dove però, al posto della salvezza, lo scrittore e medico troverà la prigione. Scontata la pena tornerà a Parigi dove vivrà come un reietto appena fuori della città, a Meudon, circondato di animali. Non esce di casa, ma i giornalisti vengono a stanarlo per fargli recitare la parte dell’incanaglito, della macchietta che "erutta" veleno sui connazionali letterati, soprattutto su Sartre ("la Tenia") che lo accusa "senza prove" di essere stato al soldo dei tedeschi. E anche questo aspro presente entra nel libro come un incredibile contrappunto di verità.

(uscito su "l’espresso" n. 42, 2007)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 4 novembre 2007