Patrioti

Sergio Baratto



T. V., della provincia di Brindisi, anni 22, carrettiere, analfabeta, celibe, già condannato, soldato nel 65° fanteria di marcia; condannato complessivamente a 5 anni di reclusione ordinaria e lire 100 di multa per frasi deprimenti lo spirito pubblico e minacce a superiore. Tribunale militare di guerra della I armata, 17 settembre 1918 (T S, trib. guerra, b. 6, f. 3/II, sent. 1779).

Il soldato T. V. il 24 maggio 1918 in Verona verso le ore 19.45, mentre numerosi studenti si riunivano innanzi alla casa del sindaco Zanella di quella città ed ad alta voce protestavano perché detto sindaco non aveva esposta la bandiera nella ricorrenza dell’anniversario della nostra dichiarazione di guerra, fece eco alle grida di “Abbasso il sindaco” pronunziate dagli studenti, pronunciando le seguenti parole: “Figli di puttane, abbasso la guerra e non abbasso il sindaco”, suscitando l’indignazione di tutti i presenti. Intervenuti altri soldati, che lo consigliarono di recarsi al suo accantonamento, il T. V. continuò: “Non vorrei ritornare al mio accantonamento per non vedere più il mio maggiore, il quale stamani ebbe il coraggio di farci a noi la morale, di continuare cioè la guerra con animo e coraggio, ma per fortuna che eravamo col fucile scarico, altrimenti gli avrei scaricato una fucilata”.

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V. P., della provincia di Bergamo, anni 30, muratore, coniugato, censurato, caporale nella 117° compagnia mitragliatrici; condannato a 6 anni di reclusione militare e lire 200 di multa per disfattismo e insubordinazione. Tribunale di guerra del XVIII corpo d’armata. Onara, 8 giugno 1918. (T S, trib. guerra, b. 118, f. 182/II, sent. 590).

Dal verbale dei RR.CC., nonostante le denegazioni del caporale V. P., è emerso che il 7 aprile 1918 costui, trovandosi in licenza nel paese natale, unitamente ad altri militari, nella pubblica via cantava a squarciagola la canzone: “Il generale Cadorna faceva il carrettiere e per asinello aveva Vittorio Emanuele, ecc. Dagli Ufficiali siamo maltrattati e dal governo mal nutriti, ecc. Vigliacchi quei signori che han fatto il prestito nazionale ed in fin di guerra saranno massacrati”.

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D’A. D., di Pescara, anni 25, marinaio, celibe, alfabeta, incensurato, soldato del 19° fanteria di marcia; condannato a 7 anni di reclusione militare per subornazione . tribunale militare di guerra del XX corpo d’armata. Cismon, 24 ottobre 1917. (T S, trib. guerra, b. 121, f. 192/II, sent. 1058).

Il D’A. D. circa alle ore 23.20 del 27 Agosto 1917, poco prima della partenza dalla stazione della Carnia del treno che conduceva un battaglione di bersaglieri del 19° fanteria di marcia, si presentava allo scompartimento di uno dei vagoni con un elmetto (pieno di sassi, di cui ivi faceva deposito) istigando i militari che vi si trovavano a lanciarli, loro dicendo: “Ragazzi non appena partirà il treno gridate viva la Rivoluzione Russa, abbasso l’Italia e lanciate questi sassi”.
Appena il treno partiva dalla stazione venivano lanciati dai militari occupanti le ultime vetture dei sassi i quali colpivano alcuni ufficiali del comando militare di stazione, lo stesso capostazione ed un manovratore.

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G. E., di Torino, anni 21, legatore, celibe, incensurato, soldato nel 2° genio; condannato all’ergastolo per tradimento. Tribunale straordinario di guerra del III corpo d’armata, sezione di Vestone, 17 novembre 1917. (T S, Atti diversi, b. tribunali straordinari 1917, f. 207).

Nell’ottobre 1917 e posteriormente facendo tra i militari propaganda per la conclusione della pace, raccogliendo offerte destinate a sovvenire un giornale che notoriamente propugnava la pace a ogni costo, tentava di togliere alle truppe la necessaria forza di resistenza per agire e per difendersi contro il nemico.

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P. C., della provincia di Frosinone, anni 24, soldato del 17° fanteria; condannato alla pena di morte col mezzo della fucilazione nella schiena per diserzione in presenza del nemico. Tribunale militare di guerra del XXIII corpo d’armata. Ruda, 4 luglio 1917 (T S, Atti diversi, b. fucilazioni A-R, giudizi sommari 1, f. P.).

Il prevenuto mentre la sera del 6 giugno c.a. si trovava col proprio reparto nelle trincee di Palickisce in prossimità del nemico e mentre sapeva di dover portarsi colla propria compagnia in altre trincee ancor più avanzate del Velicki, si assentava arbitrariamente e scientemente dalle file del reparto, venendo arrestato il giorno 8 stesso mese dai CC.RR. a Papriano.
(…) Il P. C. è comparso avanti il Tribunale macchiato già di una precedente condanna a venti anni di reclusione riportata nel novembre 1915 per codardia.
La pietà degli uomini, sospendendo la pena per il delitto infame commesso, aveva dato la possibilità a lui di redimersi, di riabilitarsi. Vigliacco e bollato come tale, il prevenuto ben triste uso ha fatto della clemenza usatagli. Codardo prima, ha voluto anche esser traditore della Patria, anzi doppiamente traditore: poiché non contento di sottrarre il braccio suo, ha anche indotto un povero suo compagno debole di mente a seguirlo nel cammino del disonore e della infamia, cinicamente conclamando la galera e l’onta dell’ergastolo preferibile alla morte gloriosa sul campo per la difesa del proprio paese. Ritto nella trincea sotto il fuoco che lo attornia e lo avvince, il soldato d’Italia sta saldo e sicuro, fidente nel sopraggiungere di altri petti, che gli permetteranno di mantenere il posto d’onore che gli è affidato. Il P. C. ha sentito questa attesa, ha intuito il pericolo del fratello che in quel momento era il pericolo della Patria sua, e in luogo di accorrere ha voluto esso ed ha fatto volgere ad altri il tergo. Egli ha preferito, anziché la palla in fronte che gli avrebbe dato il diritto di invocare nell’ultimo singulto con profondo orgoglio il nome d’Italia, e della mamma sua, volgere le spalle. Su lui morto. Già completamente morto all’onore, scenda non crudele ma inflessibilmente e severa la sanzione della legge, monito solenne ai vigliacchi e ai traditori.

(Da: Enzo Forcella - Alberto Monticone, Plotone d’esecuzione. I processi della prima guerra mondiale, Bari, Laterza, 1968)








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 4 novembre 2007