Ditalino.

Tiziano Scarpa



Il bancomat che uso di solito è cambiato ancora, assomiglia sempre di più a una slot machine: sullo schermo scorrono immagini colorate, la fessura per introdurre la tessera è contornata da due labbra gonfie e sporgenti, quasi carnee, endoilluminate da papillomi verdi. Mi guardo intorno circospetto, inserisco la tessera nella bocca della verità, digito l’autodenuncia segreta del mio patrimonio. Oppure quel taglio è una vagina orizzontale; con la stessa logica, una vecchia metafora chiamava sorriso verticale il sesso femminile. Nei corpi la vagina si presenta esternamente più come una fenditura che come un buco, sembra brevettata per le carte di credito piuttosto che per il fallo. O anche per le monete, come l’ho vista disegnata da vari illustratori e fumettisti, con tanto di insert coin tatuato sul pube. Per secoli la cultura popolare ha assimilato il denaro allo sterco, e all’ano demonico che lo eroga. Noi invece siamo quelli del ditalino finanziario.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 3 novembre 2007