Idolo.

Tiziano Scarpa



Visto Nosferatu, in dvd, al computer. Per tutto il tempo, una zanzara ha volato intorno allo schermo luminoso, nella stanza buia, emettendo ronzii entusiastici alle gesta del suo idolo. Ha avuto qualcosa da ridire quando Bruno Ganz si sveglia con le prime ferite al collo: "Nella versione di Murnau, quello stesso personaggio si convinceva di essere stato morso da noi. Eravamo capaci di tenere testa al Maestro!" Nel film di Herzog, il vampiro perde la testa per il ritratto di Lucy, la pallidissima Isabelle Adjani: è un pendaglio ovale che Ganz gli mostra per sbaglio, un oggetto piccolo, ma così importante da occupare in primissimo piano, dilatato enormemente, tutta la sigla iniziale del film. Si tratta dunque di una storia sulla malìa della rappresentazione, sulla seduzione pornografica. Perciò, quando mi eccito per delle immagini, anch’io sono il non-morto che spasima di angoscia erotica per l’anemia di quelle figure non-vive.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 31 ottobre 2007