I miei nomi

Antonio Moresco



«C’è, da una parte, questo mio senso di vergogna per i nomi… Io provo, veramente, profondamente, letteralmente vergogna per i nomi che non sono nomi, per i nomi che non nominano in senso profondo le cose, le persone. Quindi, come scrittore, sono mosso da questo pudore e sono lacerato fin dall’inizio, perché lo scrittore dovrebbe invece vivere in un mondo abbastanza pacificato almeno il suo rapporto con i nomi, perché dentro quell’inganno lui ci vive e si muove. Io invece non riesco a vivere e a muovermi dentro a quell’inganno e quindi provo subito un senso di vergogna. A volte, quando mi capitava, tanti anni fa, di sentire alla radio o alla televisione degli scrittori intervistati che parlavano del loro ultimo libro dicendo: “Perché Giovanni, o Ludovico, o Fuffi, è uno che, ecc…”, e poi raccontavano come se niente fosse quello che faceva o pensava questo personaggio io provavo un senso di vergogna e di orrore. Perché quel nome era inconsistente e quello che dicevano su di lui era altrettanto inconsistente. Così spegnevo il televisore o la radio e provavo un senso di vergogna nei confronti di quella finzione fra lo scrittore e l’intervistatore che dava spessore del nome di un uomo, di una donna, di una persona, a ciò che non ne aveva…»

Il testo integrale dell’intervista, in formato PDF, può essere liberamente scaricato qui o nella sezione Altre letture.








pubblicato da a.moresco nella rubrica a voce il 28 novembre 2011