Intervista a Naomi Klein

Maria Pace Ottieri



"Benvenuti, grazie a tutti di essere venuti a questa riunione davvero underground, io non solo scrivo di movimenti ma ne faccio parte e ritengo che sia una splendida idea quella di lanciare il mio ultimo libro qui, per me questa è la sede naturale, un centro sociale il cui slogan occupare, resistere, produrre, è lo stesso del mio film The Take che presentai qui. "

Sorridente, levigata, Naomi Klein ha scelto di presentare a Milano Shock Economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri (Rizzoli, pag 620, euro 20,50) la sua ultima formidabile fatica investigativa, nel centro sociale il Cantiere, in Viale Monterosa, l’ex famoso cabaret milanese Derby, occupato da sei anni. La sala è quella sotterranea dove negli anni Sessanta hanno debuttato Cochi e Renato, più tardi Abbatantuono e molti altri. Stasera è gremita, più di quattrocento sono venuti a sentirla. "E’ una di noi, che parla delle lotte, dei sogni e dei desideri di chi come noi fa resistenza nel mondo," la presenta Ulia, ma prima che Naomi Klein cominci a parlare del suo libro, si legge l’appello "Noi di Via Tolemaide" a sostegno degli indagati di Genova che aspettano a dicembre la prima sentenza.

Molti centri sociali di altre città sono collegati in diretta, e invieranno domande per e mail. I ragazzi hanno strappato a Naomi la promessa che risponderà a tutti, anche via e mail.

"Ricordo bene lo shock di Genova e della morte di Carlo Giuliani," dice Naomi. "Quando si sparse la voce nel mondo di che cosa era successo, gli attivisti hanno detto "benvenuti nel club".

"Mi sento chiedere spesso che cosa ne è stato del movimento no global. Ha ricevuto uno shock, siamo stati terrorizzati e i media lo hanno raccontato come un movimento violento. A Genova sono sotto processo le persone sbagliate.

"Nel 2001 ero in Argentina, dove in due settimane avevano mandato via cinque presidenti. Tutti conoscevano il nome di Carlo Giuliani, ma mi hanno chiesto perché nel mondo nessuno conosceva i nomi dei loro morti, 33 solo in quelle due settimane di lotta. E’ dall’esperienza argentina che è nato questo libro, l’urgenza di riscrivere una storia alternativa del neoliberismo. Questo libro è una sfida al mito centrale del nostro tempo che il trionfo del capitalismo senza regole sia nato dalla libertà, che il liberismo sfrenato vada a braccetto con la demiocrazia è la grande menzogna della nostra storia."

Il colpo di stato di Pinochet in Cile, la dittatura militare argentina, il massacro di Piazza Tienanmen, il collasso dell’Unione Sovietica, la crisi delle tigri asiatiche, l’11 settembre 2001, la guerra in Iraq, lo Tsunami e l’Uragano Katrina, che cosa accomuna questi eventi cruciali della nostra storia recente?

"La storia del libero mercato contemporaneo è scritta in momenti di shock, o condizioni di natura autoritaria," si legge nel libro della Klein. "Alcune delle più infami violazioni dei diritti umani degli ultimi trentacinque anni che tendevamo a considerare atti di sadismo realizzati da regimi anti-democratici, erano in realtà commessi con l’intenzione deliberata di terrorizzare il pubblico o attivamente sfruttati per preparare il terreno per introdurre radicali riforme di libero mercato."

"Il colpo di stato in Cile di Pinochet nel 1973 è stato il primo laboratorio di quello che ora capiamo essere il neoliberismo. Analizzare quel primo laboratorio significa capire meglio il presente. Paul Bremer era allora il braccio destro di Kissinger in Cile e oggi è l’artefice della privatizzazione della guerra in Iraq."

In tutti questi eventi cruciali degli ultimi trentacinque anni la formula che si è ripetuta è sempre la stessa, quella del triplo shock: provocare o sfruttare una grave crisi, un evento che cambia le regole; applicare una terapia economica violenta che sconvolge la società; usare lo shock non più metaforico ma reale delle torture sulle persone.

Il simbolo della storia che la Klein sfida nel libro è Milton Friedman, il carismatico fondatore della Scuola di Chicago, il dipartimento di economia finanziato e voluto da Wall Street negli anni quaranta, per sferrare l’attacco alle università della Ivy League, nutrite del pensiero di Keynes e smantellare il New Deal, l’economia del welfare.

Consigliere di Pinochet, della Thatcher, di Nixon, di Reagan, di Bush, mentore di Donald Rumsfeld nei primi anni della sua carriera, alla sua morte, nel 2006, Milton Friedman è stato salutato come il grande intellettuale ed economista dela nostra epoca, nessuno ha ricordato gli shock e la violenza con cui le sue idee si sono propagate nel mondo.

Naomi Klein racconta quella storia, reinserendovi la violenza. "C’è una relazione tra i massacri, le crisi, gli annientamenti di certi Paesi con l’abilità di imporre politiche che in realtà sono state rifiutate dalla gran parte dei loro cittadini."

Che ruolo ha avuto la Scuola di Chicago nell’imporre il capitalismo finanziario, la forma contemporanea più selvaggia, chiedo più tardi a Naomi Klein.

"I Chicago Boys e il mondo delle banche e della finanza erano tutt’uno, erano totalmente favorevoli alla deregulation, e il primo effetto delle riforme neoliberiste in Cile è stata proprio l’ascesa delle banche d’affari, dedite alle speculazioni dette piranhas, tra Pinochet e le società c’era la cosiddetta porta girevole."

Le chiedo se mettere all’ordine del giorno una legge sui conflitti d’interesse soprattutto in Italia deve diventare un obbiettivo del movimento.

"Ci sono paesi che hanno leggi forti, come gli Stati Uniti ma questo non ha impedito a Cheney di tenersi le azioni della Halliburton che sono triplicate quando era al governo o a Rumsfeld di tenere le azioni della Gilead Sciences, produttrice del Tamiflu, il farmaco contro l’aviaria. Ci stiamo abituando a questi intrecci fra economia e politica. Del resto se al centro delle teorie neoliberiste c’è l’avidità come motore del mondo, perché i politici dovrebbero esserne immuni?"

C’è una riflessione interessante e che dà speranza nel libro. La Klein scrive che il solo antidoto al capitalismo dei disastri è l’idea dell’economia cooperativa che riemerge sempre nel mondo. Quella di raccogliere e mettere in comunicazione le buone pratiche, le esperienze alternative di produzione, scambio, consumo, le iniziative dal basso era l’idea al cuore dei primi Social Forum. Che cosa se ne è conservata?

"In America Latina il ruolo delle cooperative è ancora molto forte," risponde. "In Bolivia, in Venezuela, in Argentina. L’Alba, è una sorta di megacooperativa basata sul valore reale delle merci e non sul prezzo di mercato, è un tentativo di rendere meno vulnerabili alle fluttuazioni dei prezzi legate al petrolio, al gas, al caffè. Quello dei no global è stato più un momento che un movimento, o meglio una convergenza di movimenti, è difficile prevedere quando e come si verificano queste convergenze. In Italia è rappresentato dai centri sociali, dal movimenti No Tav, No Dal Molin, contro la base americana a Vicenza, dove sono stata di recente.

"Il secondo scopo del mio libro è del resto sfidare l’altro grande mito dei nostri tempi secondo cui non ci sono alternative. E’l’altra grande bugia dei nostri tempi e io dimostro che in ognuno di questi momenti cruciali c’erano alternative che la gente aveva votato. La Polonia ne è un esempio chiarissimo, Solidarnosc non ha mai potuto realizzare il suo programma economico. La vera terza via tra il comunismo totalitario e il capitalismo selvaggio è compromesso, improvvisazione, non è una ricetta pronta come il neoliberismo. Alla fine del libro cito un memorandum di Kissinger a Nixon del 1970 dove dice che la vera minaccia è la socialdemocrazia. ’L’esempio di un governo marxista vittorioso alle elezioni in Cile avrebbe certamente un impatto e varrebbe come precedente, per altre aree del mondo, soprattutto per l’Italia. La diffusione di fenomeni simili altrove, per imitazione, a sua volta avrebbe un forte impatto sugli equilibri mondiali e sulla nostra posizione in quegli equilibri.’ "

Un ultimo tema che mi ha impressionato nel libro della Klein, la complicità della tecnologia nella nuova esplosiva, economia della sicurezza.

"Oggi è particolarmente pericolosa la tecnologia perché non è mai stata così avanzata, mai nella storia siamo stati letti come oggi. Negli Stati Uniti è in atto un processo contro l’ATT per aver fornito all’amministrazione Bush dati personali su cittadini senza le necessarie autorizzazioni. L’amministrazione Bush ha bloccato questo processo in nome della sicurezza nazionale. In Cina, le grosse società come Google, lavorano con lo stato repressivo per controllare i propri cittadini in un modo che sarebbe stato impossibile sotto Mao e le società di controllo sono quotate al Nasdaq. Abbiamo bisogno di un grosso dibattito su questo tema, dobbiamo sapere che cosa sta succedendo."

Torniamo a raccontare del Cantiere, è il momento delle domande, tante, e, dice Naomi, fantastiche, in Italia circolano molte idee, anche grazie ai centri sociali che in altri paesi non esistono. Uno studente di Scienze Politiche alla Statale di Milano chiede: Che cosa ne penserebbe Greenspan se gli raccontassi che nella mia università le aziende partecipano ai consigli di facoltà? "Ne sarebbe felicissimo," risponde Naomi. "L’istruzione è il prossimo terreno di battaglia, il prossimo shock sarà nella privatizzazione delle scuole, nella riprogettazione del sistema d’istruzione al servizio dell’economia."

"Gandhi fu buttato giù dal treno in Sud Africa e da quell’episodio è nata la sua lotta. Può succedere lo stesso alle popolazioni?" È un’altra delle domande. "Certo, ci sono anche shock positivi. In Spagna all’indomani delle bombe nelle stazioni, la gente è scesa per la strada in massa contro il sentimento di paura che cresceva dentro di loro. La loro risposta è stata ’Aznar ci ha ricordato Franco’ e il giorno dopo Aznar è caduto. Il nemico dello shock è la memoria, grazie per aver ricordato con me stasera."

(uscito su "l’Unità" del 25 ottobre 2007)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica democrazia il 30 ottobre 2007