L’alloro dei poeti

Franco Del Moro



Dell’alloro mi piace tutto: il nome, la forma, l’odore… è davvero un albero amico, sempreverde e dalle molteplici virtù balsamiche, generoso di bacche e foglie con le quali si cucina e si fanno infusi e decotti preziosi per la salute, se ne ricava anche un ottimo olio essenziale.
Le foglie di alloro sono anche straordinariamente rivitalizzanti del fuoco del camino perché contengono un principio alcolico che non si perde neppure quando seccano: basta buttarne una manciata sulla brace ed ecco che subito si incendiano crepitando e sprigionando una fiamma vivissima, seppur di breve durata. È un uso minore, sostanzialmente un trucco, noto soltanto a chi possiede un camino o una stufa e naturalmente una pianta di alloro, ma di straordinaria efficacia.

E pensare che questo albero, che custodisce nelle sue foglie il segreto del fuoco, è l’unico che non viene mai colpito dai fulmini.

Anche se l’alloro fu sacro ad Apollo e a Dioniso perché si pensava che masticarne le foglie concedesse l’ispirazione e il dono della profezia, in realtà, a mio avviso, è per questa capacità di sprigionare da una sola scintilla una grande fiamma che la corona di alloro viene usata come metafora della fama e, in particolar modo, della fama poetica: la fiamma delle foglie di alloro, come la fortuna fra gli uomini, è luminosa e ricca di intensità, ma dura davvero poco.

Eppure talvolta una manciata di foglie secche e l’improvvisa fiammata che ne deriva è sufficiente a risvegliare tutto il camino, e anche il più ottuso pezzo di gaggìa, ormai spento senza essersi consumato, riprende a bruciare…

Questo infatti dovrebbe essere il compito della poesia e di tutta l’arte: risvegliare gli ottusi alla bellezza, spostare l’attenzione sulle cose vive e ridare calore a ciò che era ormai freddo e spento…

Trascuriamo pure il caso di Giulio Cesare che indossava sempre una corona d’alloro pur non essendo un poeta: dicono gli storici dell’epoca (tal quali i cronisti gossip di oggi) che lo facesse solo per nascondere la sua incipiente calvizie…

Di noi e della nostra vita sempre cenere resterà alla fine, la differenza consiste in quello che facciamo prima di diventarlo e nel come ci arriviamo: c’è chi si carbonizza e si consuma facendo solo del gran fumo, e chi invece brucia in maniera allegra e scoppiettante per tutto il tempo diffondendo intorno luce calore e benessere.

Auguro a tutti coloro le cui passioni si stanno raffreddando di trovare due foglie di alloro da buttare sulla brace del proprio cuore, prima che si spenga del tutto.

Dal n. 83 di Ellin Selae.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 26 ottobre 2007