Tralice.

Teo Lorini



Se ne esce così, a una cena fra colleghi, una di quelle parole inerti, mummificate in un’espressione che le tiene inchiodate, come fanno gli spilli del museo con scarabei e farfalle.
Si parla di una conoscente che tutti riteniamo un po’ svampita, celebre per le uscite a sproposito, gli strafalcioni involontari. "Hai presente" concludo: "quando realizzi che ha perso il filo da almeno mezz’ora e, pur intuendo che dovrebbe risponderti, non ha la più pallida idea di cosa dire? Quando se ne resta lì, muta, a fissarti in tralice?". Solo la mia compagna e un’altra amica sorridono esclamando: "È vero!". La nostra amica batte addirittura le mani in un applauso infantile e sbarazzino.
Sul resto della tavolata è sceso un gelo improvviso. Hanno tutti un mezzo sorriso che gli increspa le labbra e gli occhi un po’ troppo grandi.
In ritardo comprendiamo l’errore. Come fare adesso a spiegare? A chiarire?








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 26 ottobre 2007